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Hackerare il Tempo (con l’Architettura)

L’architettura come macchina del tempo analogica, un pezzo di hardware primitivo fatto di cemento e sole.
L’architettura come una tecnologia primitiva per hackerare il tempo.
Questo é possibile, probabilmente realizzabile, forse esplicabile a livello accademico.
Questo è stato frutto di richiami nei nostri progetti presenti e passati, nei nostri pamphlet e, forse, lo sarà anche in un prossimo manuale, per hackerare il tempo!

*** NEWS *** Heritage Garden

Tra geometrie rigorose, fioriture lussureggianti e un design votato al benessere, un progetto paesaggistico d’eccellenza ridefinisce il concetto di abitare all’aperto nel cuore dell’Abruzzo.

Incastonato nel dolce paesaggio collinare di Colonnella, in provincia di Teramo, sorge l’Heritage Garden, un progetto paesaggistico che eleva il concetto di dimora privata a vera e propria oasi di lusso. In questa tenuta, l’architettura della villa principale — caratterizzata da una singolare e affascinante planimetria a stella con coperture a padiglione — dialoga in perfetta armonia con uno spazio esterno dove il rigore geometrico incontra la vitalità vibrante della macchia mediterranea.

Il masterplan, curato nei minimi dettagli (a firma Dahlia Studios), rivela uno studio attento delle proporzioni e dei flussi. L’accesso alla proprietà è mediato da un sinuoso percorso carrabile in brecciolino chiaro, incorniciato da quinte di siepi formali che abbracciano la residenza, creando un senso di attesa e privacy. È una scenografia verde che si svela gradualmente, invitando l’ospite a esplorare i diversi “salotti” a cielo aperto.

L’Acqua come Fulcro Scenografico
Il cuore pulsante del progetto è senza dubbio l’area leisure esposta a sud. Qui, una magnifica infinity pool dalle geometrie pure e rigorose diventa lo specchio in cui si riflettono il cielo terso dell’Abruzzo e le architetture circostanti. La piscina è concepita con una doppia anima: un’ampia zona nuoto e una “beach area” a sfioro, ideale per il relax immersi a filo d’acqua.

Attorno all’elemento liquido si sviluppa un solarium pavimentato con lastre di pietra chiara, che amplifica la luminosità dell’ambiente. La simmetria è il principio ordinatore di questo spazio: ai lati della piscina, due pergolati gemelli fungono da lounge ed eleganti zone d’ombra. La vera magia visiva è data dall’esplosione cromatica della bouganville fucsia che si arrampica sulle strutture, creando un contrasto teatrale e squisitamente mediterraneo con l’azzurro dell’acqua e il verde prato all’inglese.

Aree Tematiche e Benessere Diffuso
Il design del paesaggio non si limita alla spettacolarità centrale, ma si declina in angoli intimi e funzionali, pensati per vivere il giardino in ogni momento della giornata:

  • L’Angolo Wellness: A ovest, defilata e protetta da una lussureggiante vegetazione, trova spazio un’area benessere impreziosita da una hot tub incassata, un rifugio privato dedicato al relax puro.
  • La Panoramic Sculpture Plaza: A est, una geometria ritmata di camminamenti pedonali interseca isole di verde, creando un gioco prospettico di grande eleganza formale, ideale per passeggiate meditative o per ospitare opere d’arte all’aperto.

Una Tavolozza Botanica Mediterranea
La selezione floristica è un tributo alla tradizione e al clima locale. Come si evince dalle tavole di progetto, il giardino ospita un ricco ecosistema: maestosi ulivi che raccontano la storia del territorio, slanciati cipressi che donano verticalità, e una miriade di essenze arbustive (dalla lavanda alle salvie ornamentali, fino ai profumati agrumi). Questa scelta non solo garantisce un impatto estetico di altissimo livello in ogni stagione, ma stimola anche la sfera sensoriale attraverso profumi inebrianti.

Sostenibilità Invisibile
Il lusso contemporaneo è intrinsecamente legato al rispetto per l’ambiente. Il progetto integra con sapiente discrezione elementi di sostenibilità, come visibile nell’area est, dove un’ampia pensilina ombreggiante dedicata al parcheggio funge anche da supporto per un esteso impianto fotovoltaico. Un esempio brillante di come l’infrastruttura tecnologica possa essere assorbita nel landscape design senza comprometterne l’estetica.

Conclusione
L’Heritage Garden di Colonnella è molto più di un giardino annesso a una villa; è un’estensione dell’anima della casa, un capolavoro di equilibrio dove il design di lusso si inchina alla bellezza della natura mediterranea. Un luogo dove l’architettura del paesaggio diventa pura emozione da vivere, respiro dopo respiro.

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Architettura Ipocrita – Involucri NON sostenibili

L’architetto contemporaneo siede alla scrivania, accarezza un campione di materiale cannettato, guarda la texture stampata a rilievo e pensa, sinceramente, di fare una scelta giusta. 
Il committente chiede una facciata a zero manutenzione, l’architetto vuole salvare il pianeta: il compromesso perfetto sembra essere lì, in quel listello di WPC (Wood-Plastic Composite) appena estratto dalla scatola campionaria.
I Geometri che stilano i capitolati lo specificano nei computi con il cuore leggero, vittime di un’inconsapevolezza diffusa e di una narrazione di marketing estremamente astuta.

Sono stati informati così, malinformati che il WPC sia la quintessenza dell’edilizia verde.
Il ragionamento che viene loro servito è tanto semplice quanto fallace: siccome utilizza plastica riciclata, si inserisce nel virtuoso “ciclo della plastica”.
Si toglie la cattiva plastica dal mondo, la si mischia con degli scarti di segheria, e si crea un materiale nuovo, eterno, perfetto!

Sulla carta, un trionfo dell’economia circolare ma nella realtà una delle più grandi ipocrisie dell’architettura contemporanea.

Gran parte dei progettisti, appena dispone di un committente disposto a spendere “qualcosa in più” sigilla gli edifici con segatura tenuta insieme da polietilene, polipropilene o PVC.
Il vero problema, il motivo per cui il WPC dovrebbe essere ormai considerato un materiale tecnologicamente e moralmente obsoleto da limitare nell’uso, non risiede solo nell’impossibilità di riciclarlo a fine vita, il vero dramma si consuma mentre il materiale è in opera.

Questi involucri finto-ecologici vengono piazzati in esterno: sotto il sole cocente, esposti ai raggi UV, alla pioggia, al vento e alle escursioni termiche, spesso in località marittime esposte anche alla salsedine.
Il materiale nel tempo modifica la sua estetica e il suo colore iniziale (senza avere la possibilità di rivitalizzarlo come il vero legno), ma quel che è peggio si micro-sfalda rilasciando nell’aria microparticelle di plastica.

Mentre il committente si rilassa nel suo dehor “sostenibile”, convinto di essere avvolto dal calore della natura, in realtà sta respirando i residui volatili di un polimero in decomposizione, e quel che è peggio li fa respirare al resto della città.

Dobbiamo considerarlo a prescindere il male assoluto?
Sicuramente no! Noi stessi nei nostri progetti lo abbiamo usato, lo usiamo e lo useremo in futuro, soprattutto per pavimentazioni dove è richiesta una scarsa manutenzione.
Il problema risiede sempre nell’esagerazione delle cose, nel suo uso massivo e soprattutto nell’utilizzo in contesti dove è possibile evitarlo.

Quello che andiamo fortemente a criticare non è come già detto il fatto che venga utilizzato e migliorato (soprattutto dai brand leader che lo rendono sempre più sicuro)… la critica sorge quando viene definito eco-sostenibile e con esso quando lo si utilizza per dare forza ai propri progetti auto definendoli l’ultima frontiera della sostenibilità e del green, questa per noi è l’architettura ipocrita.
Quindi basterebbe definirlo per quello che è: un prodotto comodo di facile progettazione, un materiale edile la cui forza è la semplicità di applicazione e di resa estetica, piuttosto che un prodotto di sostenibilità.

E le alternative?… Le alternative ci sono, e oltre che essere ovviamente molto più sostenibili dei wpc, sono altrettanto (se non di più) estetiche e di comoda progettazione/applicazione/manutenzione, tutto sta a conoscerle.

Nei prossimi articoli di questo Journal presenteremo un prodotto molto innovativo che è già sul mercato da 10-15 anni, ma risulta purtroppo ai più sconosciuto.
Continuate a seguirci.

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*** NEWS *** Gorbachov Garden

Situato in una posizione privilegiata che domina le dolci colline fino a tuffarsi nell’orizzonte marino della costa, il Gorbachov Garden rappresenta un esempio magistrale di landscape design mediterraneo. Il progetto si distingue per la sua capacità di fondere l’eleganza dell’architettura rurale moderna con una palette botanica vibrante, resiliente e profondamente radicata nel paesaggio mediterraneo.

L’Ingresso e le Terrazze Panoramiche L’arrivo alla proprietà è introdotto da un classico cancello in ferro battuto, affiancato da slanciati cipressi che segnano verticalmente il paesaggio.
L’edificio principale gode di un’ampia area pavimentata e di una Terrazza vista mare, progettate per massimizzare la vivibilità all’aperto e la continuità visiva con il panorama costiero. I percorsi pedonali includono affascinanti scalinate in pietra che assecondano i dislivelli naturali del terreno.

Allontanandosi dalla zona giorno, il giardino svela uno dei suoi tratti più scenografici: un percorso pedonale ritmato da “passi persi” in pietra irregolare, morbidamente incastonati in un curatissimo prato all’inglese.
A fare da quinta prospettica a questo percorso vi è un muretto a secco naturale, che sostiene un filare di agrumi (Citrus x sinensis) e scarpate naturalistiche ricadenti, impreziosite da dense fioriture e cascate di rosmarino prostrato.

Il vero fulcro concettuale del progetto è la cosiddetta Piazza Nascosta. Si tratta di un’intima area pensata come spazio meditativo e di contemplazione. A dominare la scena è un maestoso albero monumentale, un carrubo (Ceratonia siliqua), le cui fronde scultoree e il tronco contorto offrono ombra ed equilibrio architettonico.

Al centro di questo spazio si trova un’elegante vasca d’acqua quadrata dal design minimale, realizzata in acciaio corten, i cui toni caldi e rugginosi vengono ripresi dalle essenziali panchine lineari disposte attorno all’albero.

Le bordure che abbracciano la “Piazza Nascosta” sono un vero e proprio trionfo di landscape design mediterraneo d’avanguardia. La rigida geometria delle sfere di bosso (Buxus) dialoga con l’anarchia controllata e le texture vaporose di erbacee perenni e graminacee ornamentali. La palette cromatica spazia dai toni argentei e blu-violacei della Perovskia atriplicifolia, della Lavandula dentata e della Salvia leucantha, fino ai tocchi dorati dell’Achillea millefolium e dell’Helichrysum italicum.
 A donare movimento e leggerezza ci pensano i soffici piumini rosa e dorati delle graminacee, tra cui il Cenchrus setaceus e la Calamagrostis epigejos.
Nel resto del giardino, la cura per l’ecosistema è evidente nell’uso di un prato tappezzante a bassa richiesta idrica, composto da Verbena bonariensis ed Erigeron speciosus.

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*** NEWS *** Grove House

Lontano dalla pressione quotidiana, circondata da natura incontaminata, in un bosco, affacciato sul mare Adriatico… sembrerebbe la descrizione di un’utopistica dimora da sogno, invece è il nuovo progetto targato Dahlia Studios per la trasformazione mediante demolizione e ricostruzione della nuova Grove House. 

La residenza è custodita all’interno della tenuta di proprietà “A Casa da Angelo” nel Comune di Grottammare (AP), ed affaccia, come il resto del fondo, sul mare Adriatico.
Gli spazi della casa sono studiati per creare un senso di intimità su ogni angolo dell’abitazione, quindi ambienti spazialmente non dispersivi, così da creare l’effetto cocooning.

Un altro tema essenziale è l’uso del verde, non tanto con il posizionamento di piante all’interno della residenza, quanto mediante l’apertura di ampie vetrate verso il panorama e verso il boschetto che circonda e custodisce l’abitazione.

La luce naturale ha anch’essa un ruolo fondamentale, calda e soft.
Come nel caso delle baite o delle case rurali che erano illuminate da un sole coperto da nuvole e dalla vegetazione, e di notte dalle candele, anche nella Grove House si è voluto creare una luce che penetrasse tra gli alberi attraverso le ampie vetrate, carica di riflessi ma soprattutto di ombre.

I materiali che compongono la Grove House sono principalmente acciaio della struttura e il legno delle finiture, perfettamente bilanciati per equilibrarsi tra loro, accompagnati da colori desaturati e polverosi e da arredi composti da tessuti pesanti e tattili.

 Il caminetto, onnipresente nei progetti del Dahlia Studios, per diffondere calore sensoriale all’interior design, con il profumo della legna appena tagliata, cosi ‘da far godere ogni attimo all’ospite della abitazione, il tutto fasciati da una coperta su una poltrona che avvolge e protegge, mentre si assiste ad un temporale all’esterno.

Questo è quello che si vuole creare nei progetti del Dahlia Studio… quello che viene considerato l’approccio cocooning…quello che è la Grove House, pura emozione prima che uno spazio architettonico ben arredato.

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*** NEWS *** Domus Barnaba

Domus Barnaba nasce come un’opera che reinterpreta la grammatica delle architetture sacre per trasferirne i valori sul piano dell’esperienza umana e naturale. 
La sacralità qui non è rivolta al trascendente ma al presente: è offerta dalla bellezza, dalla natura che entra nell’edificio e dall’edonismo come pratica consapevole del piacere e del benessere del qui e ora.
In un’epoca disincantata, l’architettura può ancora essere tempio — ma di un culto nuovo, laico, sensuale. Qui, ogni gesto quotidiano — dormire, mangiare, toccare, respirare — è elevato a rito. Il piacere non è più colpa, ma preghiera.

La composizione volumetrica si mostra con una veste compatta dal retrogusto gotico, dominata e stemperata dai grafemi tipici dell’architettura agricola marchigiana che viene improvvisamente interrotta sulla sua sommità, esaltando il fascino del “non finito” che apparentandosi a quello delle Rovine, donano all’architettura quella quarta dimensione che è IL TEMPO.

La composizione planimetrica organizza la sequenza come una processione laica.
Dove tradizionalmente appariva l’altare, trova posto la cucina luogo di creazione, di materia e adiacente ad essa si staglia la navata principale ovvero la sala ristorante, luogo di comunione e degustazione.
Le camere ipogee sono disposte sotto il livello del  terreno, un’esperienza di ritorno alla terra, con luce controllata e vista verso l’orizzonte.
La Spa completamente interrata occupa il cuore dell’edificio come una catacomba-rifugio, atmosfere di penombra, materiali materici e percorsi d’acqua evocano la protezione e il segreto delle cantine monastiche.
Lo spazio superiore che subisce l’interruzione edificatoria della copertura, apre ad un riservato giardino pensile con vista panoramica a 360 gradi, parzialmente coperto da un sistema caotico di rampicanti e di travature che vogliono portare il verde più selvaggio all’interno dell’edificio, quasi da riconsegnare alla memoria gli sventurati eventi sismici del 2016, e le tante, troppe opere rimaste abbandonate alla natura e alla decadenza del tempo.

L’architettura usa materiale antico e contemporaneo per parlare di continuità: legno strutturale per le capriate, pietra e laterizi locali, calce e superfici tattili.
L’interruzione del tetto in legno assume le sembianze di un crollo controllato: travi spezzate, aperture vegetate, suoli che riconnettono interno ed esterno affidati al sistema Harpo.
Il giardino sul tetto è elemento rituale che rinnova il legame con la terra e con la stagione, mentre gli spazi ipogei richiamano la profondità, il riposo e la memoria collettiva.

Domus Barnaba è un progetto che rovescia il paradigma, la sacralità non è più promessa ultraterrena ma esperienza sensuale e presente.
Qui si cerca il benessere presente, la gioia dei sensi, la cura del corpo e della natura.
L’edificio è pensato come un santuario aperto al mondo, un luogo dove gli esseri umani e le piante convivono, celebrano e si rigenerano.

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*** NEWS *** The Black Lodge (Interior Design)

Nel cuore della ricerca progettuale contemporanea, Dahlia Studio firma il proprio spazio di lavoro con un gesto radicale e poetico: The Black Lodge, un flagship office che diventa manifesto della filosofia dello studio stesso.
Lo spazio si configura come un luogo raccolto, mistico e senza tempo, dove l’architettura non è solo esercizio tecnico ma diventa rito, esperienza, condensazione di idee e passioni. 
Qui i progetti non si limitano a nascere: si forgiano, si plasmano, si affinano in un ambiente che restituisce al nero la sua dignità di colore totale, inclusivo e generoso, le visioni si esaltano nella materia cromatica del “Nero Dahlia”.
Qui non si celebra il design come prodotto di consumo, ma come esperienza culturale e relazionale, un terreno di confronto tra chi non si lascia imbrigliare dalle convenzioni. 
Lo spazio oscuro e avvolgente invita alla concentrazione e al dialogo, alla ricerca di un senso che non si esaurisce nella forma ma si radica nella sostanza.

La cifra stilistica del progetto si fonda sul concetto di deep drenching, ovvero l’uso massivo e avvolgente del “Nero Dahlia”, un grigio/bruno scuro che permea pareti, arredi e superfici, creato appositamente per l’occasione.
Non un semplice colore, ma un vero e proprio campo percettivo che ingloba e comprime le cromie, restituendo al “nero” la sua dignità di “re dei colori”.
Il “Nero Dahlia” diventa così il medium attraverso cui lo spazio si trasforma in un contenitore di passioni architettoniche, un luogo che accoglie e amplifica la creatività.

In un ambiente dominato dall’oscurità, la luce non è mai neutra: è teatrale, indiretta, calibrata. Proiettori e tagli luminosi costruiscono scenari teatrali, illuminando plastici architettonici che diventano parte integrante del racconto. La luce non si limita a rendere visibile: scolpisce, rivela, nasconde.
Così, ogni progetto esposto nello studio si trasforma in rappresentazione, in frammento di un dialogo più ampio tra architettura e cultura. La luce, diventa strumento di confronto, un invito a guardare oltre la superficie.

La distribuzione interna si articola attraverso setti vetrati, che dividono gli spazi solo a livello spaziale e non visivo, favorendo una percezione fluida e continua.
Le librerie invisibili, integrate ai muri perimetrali e celate da pareti scorrevoli, dissolvono la presenza dell’archivio, rendendolo parte della struttura stessa. La conoscenza non invade lo spazio, ma vi si fonde, contribuendo alla sua essenzialità.

The Black Lodge non è uno studio nel senso convenzionale, ma un laboratorio di idee.
La sua oscurità non è negazione, ma condensazione; non è assenza, ma totalità.
In questo spazio, i colori si comprimono e si dissolvono, generando un’atmosfera che invita alla concentrazione, alla riflessione e alla creazione.
Un luogo che si sottrae al tempo e alle mode, per diventare simbolo di un pensiero progettuale che si nutre di intensità e profondità.

The Black Lodge è più di un semplice flagship office, è un manifesto architettonico, un’esperienza sensoriale che ribalta le convenzioni cromatiche e spaziali, trasformando il nero in materia viva e generosa, capace di accogliere e valorizzare la luce, le idee e le passioni di chi lo abita.

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*** NEWS *** Domus Barnaba

La Domus Barnaba è pronta per rivelarsi al pubblico, la maquette concettuale anticipatoria è stata svelata. Prossimamente il progetto completo. 

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*** NEWS *** Okis Garden

Il progetto del nuovo parco cittadino di Carassai nasce dalla collaborazione tra lo studio di Ingegneria e progettazione integrata Bhouse e lo studio di architettura e landscape design Dahlia Studios.  

I diecimila metri quadri del parco, disposto su un declivio naturale che si estende parallelamente e adiacentemente al vecchio incasato di Carassai, viene suddiviso in zone da un sistema di vialetti pedonali.
La zonizzazione prevede delle aree disposte lungo il grande muro di controterra atte ad ospitare i servizi di svago, quali il playground, l’area fitness, il parco avventura e il parco bau.
Tali zone vengono distinte e allo stesso tempo unite dai vialetto ad un’area più ampia e centrale che risulta essere il cuore e il concept principale del progetto, ovvero il Parco Faunistico.
Questo parco viene concepito concettualmente come uno spazio di nesting architecture ovvero un’area contenuta e protetta da un’area più ampia.

Il parco faunistico viene progettato per non essere fruibile dall’uomo, presenta una vegetazione molto fitta e selvaggia, al suo interno c’è la totale assenza di vialetti secondari che l’attraversino con il fine di evitare sia l’antropizzazione che il semplice attraversamento da parte dell’uomo.
Questa progettazione è stata così definita per far sì che l’interno dell’area faunistica sia utilizzabile e godibile esclusivamente da selezionatissime ma  numerose specie di uccelli e scoiattoli.
All’ interno vengono anche poste delle strutture architettoniche leggere di design dal retrogusto onirico e fiabesco, come trespoli e nidi, con l’intento da un lato di caratterizzare il luogo e dare una complementarietà visiva alla violenta forestazione, da un altro lato di attirare e stimolare gli animali e gli uccellini all’utilizzo dell’area stessa.

Il grande fermento che genera il parco faunistico viene messo a disposizione dall’uomo grazie all’installazione di tre microstrutture sempre dal design onirico, che svolgeranno il compito di essere dei birdwatching oltre che dei ripari per gli stessi animaletti.

L’idea è quella di concepire un progettazione invisibile, dove si cerchi la massimizzazione del rapporto tra gli uomini e gli uccelli/scoiattoli, con il fine di caratterizzare l’area in modo forte e deciso, che diventi un polo di attrazione che vada s riqualificare non solo l’area di progetto ma tutto la città di Carassai e dei centri limitrofi.

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