Siamo nell’era della fuffa, non c’è niente da fare, fuffa-guru , fuffa-formatori, fuffa-mental coach dappertutto…
Il campo dell’Architettura negli ultimi tempi sta subendo anch’esso questo fenomeno e si è riempito di tali figure che sono andate ad aggredire il campo dei Premi di Architettura che potremmo chiamare per comodità fuffa-premi o fuffa-award.
Questi Concorsi, invece di celebrare l’eccellenza progettuale e l’innovazione architettonica, si trasformano in meri strumenti di marketing e legittimazione per chi è disposto a pagare per ottenere visibilità.
-Come funziona la cosa?:
Tutto parte da una prima fase di “avvicinamento” dove il fuffa-banditore del fuffa-premio invita spesso telefonicamente ma anche via mail lo studio di architettura designato, che può decidere autonomamente se aderire o no (spesso gli studi meno conosciuti decidono autonomamente di contattare il fuffa banditore per partecipare).
Il fuffa banditore informa lo studio di architettura in modo chiaro che il concorso è reale (si deve “essere scelti” o si deve “risultare vincitori”) per poi spiegargli che una volta che si risulta idonei o “premiati” si deve affrontare una serie di spese per ricevere il premio, fare parte di cataloghi del premio stesso oltre che partecipare alle kermesse di premiazioni.
In genere ci sono vari pacchetti di adesione in base ovviamente al grado di visibilità e quindi al prezzo.
Si avete letto bene non esiste un premio in denaro o un riconoscimento simbolico che si riceve, si deve letteralmente pagare per ricevere il premio e la pubblicità che esso comporta (poi una piccola targhetta la riservano, acquistata ovviamente con i vostri soldi).
L’aspetto controverso è proprio questo e risiede nella dinamica che lega il riconoscimento al denaro, piuttosto che alla qualità del progetto: chi paga, riceve il premio. In un settore che dovrebbe essere guidato dal merito, questa cosa rischia di minare la credibilità di tutta la professione.
Cosa dire invece della giuria(?), quando esiste, raramente è composta da professionisti di comprovata esperienza, ma piuttosto da figure spesso colluse con l’organizzazione che gestisce il premio, la quale ha tutto l’interesse a mantenere il flusso di denaro costante.
-Lo studio che aderisce è da considerarsi “truffato” o parte della “truffa”?
Secondo il nostro parere gli studi che aderiscono a ciò sono la parete portante della “truffa” e della “recita”, poiché spesso tali fuffa-premi sono ben presentati e le parti in cui il pagamento è a carico dello studio, è ben spiegato nelle fasi di iscrizione.
Il fuffa-studio che aderisce a tutto ciò secondo noi risulta essere scorretto nei confronti del settore e dei suoi competitor (per il semplice fatto che spacciare un fuffa-premio per un premio reale potrebbe dare più o meno credibilità all’operato dello studio stesso verso un pubblico non informato), c’è poi da considerare anche la componente del foraggiamento che fa sì che tali fuffa-premi, quando ricevono adesioni, possano solo incoraggiare il fenomeno e aumentare nel tempo.
-Perché uno studio aderisce a questi fuffa-award?
Il nostro parere è che questi premi fittizi, spesso molto costosi, sono appetibili principalmente a studi giovani, ma anche meno giovani che però vogliono guadagnare credibilità in poco tempo, con un pubblico geograficamente vicino. Infatti tali pratiche sono spesso un boomerang come dimostra il mercato oltreoceano dove questi premi segnano la credibilità di molti studi giovani, prima ancora di iniziare la carriera professionale.
Cosa si può fare, Quale sarebbe la soluzione?
Non crediamo nell’immobilismo e nel fare finta di nulla.
Considerando che “alla lunga” tali fuffa-award diventano boomerang, come già detto, o comunque premi con le gambe corte e di legno, il nostro scopo è quello di informare e sensibilizzare , cercando di fare capire ai membri di questi studi che investono in tali pratiche pubblicitarie a dir poco discutibili, che tutto questo non porta benefici a lungo termine e che se si riesce ad avere cifre a tre o quattro zeri da investire e buttare in questo modo, foraggiando un sistema al limite della truffa, forse è più intelligente investire su corsi di formazioni (verificati e reali) o su risorse umane da integrare nei propri organici.
Questa dovrebbe essere sempre la scelta migliore che permetterebbe di guadagnarsi gli obiettivi giorno per giorno in modo onesto e forse di vincere un giorno premi reali e meritati.
Crediamo anche nel ruolo degli Ordini di architettura e Ingegneria oltre che negli Architetti più anziani o nei Critici, che dovrebbero prima di tutti fare luce su tali pratiche, creando ad esempio delle “black list” per isolare tali concorsi e non dare vita facile ai furbetti banditori e i meno furbi ma audaci studi che aderiscono a tutto ciò.
Questo articolo non vuole fare di tutta l’erba un fascio, ma fare luce su queste attività ancora poco conosciute ma al limite della legalità, certamente poco etiche a livello deontologico. Ovviamente tutti i premi (maggiori e secondari) non sono uguali, molti anche se ristretti geograficamente sono validi, premiano e mostrano la vera eccellenza. Questo scritto vuole solo aiutare a riconoscere ciò, consigliando sempre di vedere cosa “c’è dietro” un concorso a premi.
Non vogliamo tirarci l’ira di qualche collega piccato e con la coda di paglia che ha ricevuto premi lecitamente conquistati e onestamente mostrati, anzi crediamo che coloro che sono nel giusto dovrebbero fare luce e fare conoscere queste pratiche che abbiamo voluto oggi esporre.
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