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Non copiare le riviste, copia la Natura

Quello che oggi insegnano nelle università di architettura, prima di iniziare l‘attività di composizione architettonica (o di design),  è riassumibile dalla serie di click che il mouse compie per visualizzare sul pc il primo sito utile di raccolta di immagini di architetture più o meno realizzate, che servirebbero (a detta loro) ad offrirci, l’unico impulso di ispirazione progettuale.

Il “riferimento architettonico” lo chiamano, per noi da sempre rappresenta il principale contraccettivo di idee nella pratica architettonica.

L’insufficienza di idee che accomuna la grande maggioranza dei professori universitari, e dei loro assistenti, si riversa molto spesso sui discenti, che per ovvi motivi vengono considerati sprovvisti della minima visione ideologica, e vengono costretti purtroppo a scopiazzare modelli architettonici che il più delle volte hanno anche l’aggravante di essere delle prometeiche opere di archistar.

Il risultato è  l’appiattimento ideologico progettuale degli studenti, e la conseguente omologazione dei progetti che scaturiscono da esso, così che il sedicente professore, circondato dagli iloti assistenti, il giorno dell’esame è costretto a valutare gli allievi tramite metodi risibili di valutazione, come ad esempio: la qualità grafica degli elaborati, la precisione della realizzazione dei modellini tridimensionali o il più delle volte dall’avidità della leccata di culo…(ops, questo cancelliamolo)  in base alla capacità di asservimento dello studente in esame.

Dovrebbero prima di tutto bandire le riviste nelle università; poi bloccare nelle linee interne accademiche i siti dove compiere ricerche dei “riferimenti architettonici”; ed infine selezionare al meglio i professori da porre nei laboratori di progettazione architettonica.
Le riviste lasciamole alle allampanate signore di mezza età il cui hobbie preferito è improvvisarsi interior designer e restylizzare la casa compulsivamente ogni primavera.
Nelle linee intranet accademiche bloccate oltre ai siti di pornografia, anche i siti di sodomia architettonica… E i professori sceglieteli per merito non per “successione programmata”, nemmeno appartenessero a dinastie faraoniche.

L’architettura è una scienza ed un’arte allo stesso tempo. A differenza di quello che insegnavano alcuni celebri rappresentanti  del movimento moderno, non è di facile comprensione e di facile esecuzione.
Di certo per rendere agevole la pratica architettonica il metodo migliore non è la sterile imitazione e il conseguente adattamento di forme già progettate da altri architetti, in contesti differenti e con funzioni distinte, come cercano di insegnarci questi nocivi docenti.
Non vogliamo generalizzare e non considerare le pur numerose eccezioni.
Esistono molti professori che, non solo rispettano il loro importantissimo lavoro, ma riescono anche ad essere d’ispirazione agli studenti.
Purtroppo però, come spesso avviene in questa nazione, la parte positiva è in netta minoranza rispetto all’inettitudine e alla inidoneità della maggioranza.

E allora quale sarebbe il giusto approccio iniziale all’attività architettonica?
La risposta potrebbe essere ampia, troppo discorsiva e quindi (in questo contesto) infruttuosa; di certo escludiamo assolutamente l’azione di imitazione ai modelli esistenti.
In questo Journal, possiamo solo delineare la nostra analisi per la quale:
Ogni progetto ha una sua funzione.
Ogni progetto ha un suo contesto.
Ogni progetto ha un contesto che con il tempo modifica la sua conformazione.
Ogni progetto quindi è differente da un altro, e non esisteranno mai progetti in contesti uguali e con funzioni identiche. L’architettura di imitazione ha saputo solo generare architetture infelici e malsane.
Il futuro sarà l’architettura della personalizzazione.
Le variabili progettuali sono tante e a volte troppe, il percorso progettuale è lungo e articolato; ma se proprio si è costretti ad imitare qualcosa, l’unico modello da prendere come  spunto resta sempre e solo la natura.

Se non si riesce ad avere un’inventiva fruttuosa e benefica, commista ad un metodo progettuale positivo; copiando la natura, per lo meno si limiterebbero di tanto gli errori che giorno per giorno, vengono riproposti in ogni progetto concepito per imitazione.


p.s.: E allora che fine dovrebbero fare le riviste di settore???… oltre che guarnire il portariviste dell’eburneo bagno delle signore di cui sopra… Potrebbero benissimo essere utilizzate dai professionisti (architetti e designer); ma non prima di iniziare una progettazione; semmai successivamente, nelle fasi finali di rifinitura e di perfezionamento del progetto finito architettonico.


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