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Domus Barnaba ©

*** Sanctuary for Humans and Plants ***

Domus Barnaba nasce come un’opera che reinterpreta la grammatica delle architetture sacre per trasferirne i valori sul piano dell’esperienza umana e naturale.
La sacralità qui non è rivolta al trascendente ma al presente: è offerta dalla bellezza, dalla natura che entra nell’edificio e dall’edonismo come pratica consapevole del piacere e del benessere del qui e ora.

La composizione volumetrica si mostra con una veste compatta dal retrogusto gotico, dominata e stemperata dai grafemi tipici dell’architettura agricola marchigiana che viene improvvisamente interrotta sulla sua sommità, esaltando il fascino del “non finito” che apparentandosi a quello delle Rovine, donano all’architettura quella quarta dimensione che è IL TEMPO.

La composizione planimetrica organizza la sequenza come una processione laica.
Dove tradizionalmente appariva l’altare, trova posto la cucina luogo di creazione, di materia e adiacente ad essa si staglia la navata principale ovvero la sala ristorante, luogo di comunione e degustazione.
Le camere ipogee sono disposte sotto il livello del  terreno, un’esperienza di ritorno alla terra, con luce controllata e vista verso l’orizzonte.
La Spa completamente interrata occupa il cuore dell’edificio come una catacomba-rifugio, atmosfere di penombra, materiali materici e percorsi d’acqua evocano la protezione e il segreto delle cantine monastiche.
Lo spazio superiore che subisce l’interruzione edificatoria della copertura, apre ad un riservato giardino pensile con vista panoramica a 360 gradi, parzialmente coperto da un sistema caotico di rampicanti e di travature che vogliono portare il verde più selvaggio all’interno dell’edificio, quasi da riconsegnare alla memoria gli sventurati eventi sismici del 2016, e le tante, troppe opere rimaste abbandonate alla natura e alla decadenza del tempo.

L’architettura usa materiale antico e contemporaneo per parlare di continuità: legno strutturale per le capriate, pietra e laterizi locali, calce e superfici tattili.
L’interruzione del tetto in legno assume le sembianze di un crollo controllato: travi spezzate, aperture vegetate, suoli che riconnettono interno ed esterno affidati al sistema Harpo.
Il giardino sul tetto è elemento rituale che rinnova il legame con la terra e con la stagione, mentre gli spazi ipogei richiamano la profondità, il riposo e la memoria collettiva.

Domus Barnaba è un progetto che rovescia il paradigma, la sacralità non è più promessa ultraterrena ma esperienza sensuale e presente.
Qui si cerca il benessere presente, la gioia dei sensi, la cura del corpo e della natura.
L’edificio è pensato come un santuario aperto al mondo, un luogo dove gli esseri umani e le piante convivono, celebrano e si rigenerano.

Domus Barnaba ©

[…]La sacralità qui non è rivolta al trascendente ma al presente: è offerta dalla bellezza, dalla natura che entra nell’edificio e dall’edonismo come pratica consapevole del piacere e del benessere del qui e ora.[…]

Date2025-2026TypeCommissionFieldArchitectureSize900 mqLocationOffida (AP) - ItalyStatusIn ProgressTeamArch. Stefano Piccinini || Arch. Simona Alesi || Kiwih srl || Geom. Piergiorgio PiccininiShare

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