Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Hackerare il Tempo (con l’Architettura)

L’architettura come macchina del tempo analogica, un pezzo di hardware primitivo fatto di cemento e sole.
L’architettura come una tecnologia primitiva per hackerare il tempo.
Questo é possibile, probabilmente realizzabile, forse esplicabile a livello accademico.
Questo è stato frutto di richiami nei nostri progetti presenti e passati, nei nostri pamphlet e, forse, lo sarà anche in un prossimo manuale, per hackerare il tempo!

Architettura Ipocrita – Involucri NON sostenibili

L’architetto contemporaneo siede alla scrivania, accarezza un campione di materiale cannettato, guarda la texture stampata a rilievo e pensa, sinceramente, di fare una scelta giusta. 
Il committente chiede una facciata a zero manutenzione, l’architetto vuole salvare il pianeta: il compromesso perfetto sembra essere lì, in quel listello di WPC (Wood-Plastic Composite) appena estratto dalla scatola campionaria.
I Geometri che stilano i capitolati lo specificano nei computi con il cuore leggero, vittime di un’inconsapevolezza diffusa e di una narrazione di marketing estremamente astuta.

Sono stati informati così, malinformati che il WPC sia la quintessenza dell’edilizia verde.
Il ragionamento che viene loro servito è tanto semplice quanto fallace: siccome utilizza plastica riciclata, si inserisce nel virtuoso “ciclo della plastica”.
Si toglie la cattiva plastica dal mondo, la si mischia con degli scarti di segheria, e si crea un materiale nuovo, eterno, perfetto!

Sulla carta, un trionfo dell’economia circolare ma nella realtà una delle più grandi ipocrisie dell’architettura contemporanea.

Gran parte dei progettisti, appena dispone di un committente disposto a spendere “qualcosa in più” sigilla gli edifici con segatura tenuta insieme da polietilene, polipropilene o PVC.
Il vero problema, il motivo per cui il WPC dovrebbe essere ormai considerato un materiale tecnologicamente e moralmente obsoleto da limitare nell’uso, non risiede solo nell’impossibilità di riciclarlo a fine vita, il vero dramma si consuma mentre il materiale è in opera.

Questi involucri finto-ecologici vengono piazzati in esterno: sotto il sole cocente, esposti ai raggi UV, alla pioggia, al vento e alle escursioni termiche, spesso in località marittime esposte anche alla salsedine.
Il materiale nel tempo modifica la sua estetica e il suo colore iniziale (senza avere la possibilità di rivitalizzarlo come il vero legno), ma quel che è peggio si micro-sfalda rilasciando nell’aria microparticelle di plastica.

Mentre il committente si rilassa nel suo dehor “sostenibile”, convinto di essere avvolto dal calore della natura, in realtà sta respirando i residui volatili di un polimero in decomposizione, e quel che è peggio li fa respirare al resto della città.

Dobbiamo considerarlo a prescindere il male assoluto?
Sicuramente no! Noi stessi nei nostri progetti lo abbiamo usato, lo usiamo e lo useremo in futuro, soprattutto per pavimentazioni dove è richiesta una scarsa manutenzione.
Il problema risiede sempre nell’esagerazione delle cose, nel suo uso massivo e soprattutto nell’utilizzo in contesti dove è possibile evitarlo.

Quello che andiamo fortemente a criticare non è come già detto il fatto che venga utilizzato e migliorato (soprattutto dai brand leader che lo rendono sempre più sicuro)… la critica sorge quando viene definito eco-sostenibile e con esso quando lo si utilizza per dare forza ai propri progetti auto definendoli l’ultima frontiera della sostenibilità e del green, questa per noi è l’architettura ipocrita.
Quindi basterebbe definirlo per quello che è: un prodotto comodo di facile progettazione, un materiale edile la cui forza è la semplicità di applicazione e di resa estetica, piuttosto che un prodotto di sostenibilità.

E le alternative?… Le alternative ci sono, e oltre che essere ovviamente molto più sostenibili dei wpc, sono altrettanto (se non di più) estetiche e di comoda progettazione/applicazione/manutenzione, tutto sta a conoscerle.

Nei prossimi articoli di questo Journal presenteremo un prodotto molto innovativo che è già sul mercato da 10-15 anni, ma risulta purtroppo ai più sconosciuto.
Continuate a seguirci.

All rights reserved – Dahlia Studios ©Copyright 2026

*** NEWS *** Grove House

Lontano dalla pressione quotidiana, circondata da natura incontaminata, in un bosco, affacciato sul mare Adriatico… sembrerebbe la descrizione di un’utopistica dimora da sogno, invece è il nuovo progetto targato Dahlia Studios per la trasformazione mediante demolizione e ricostruzione della nuova Grove House. 

La residenza è custodita all’interno della tenuta di proprietà “A Casa da Angelo” nel Comune di Grottammare (AP), ed affaccia, come il resto del fondo, sul mare Adriatico.
Gli spazi della casa sono studiati per creare un senso di intimità su ogni angolo dell’abitazione, quindi ambienti spazialmente non dispersivi, così da creare l’effetto cocooning.

Un altro tema essenziale è l’uso del verde, non tanto con il posizionamento di piante all’interno della residenza, quanto mediante l’apertura di ampie vetrate verso il panorama e verso il boschetto che circonda e custodisce l’abitazione.

La luce naturale ha anch’essa un ruolo fondamentale, calda e soft.
Come nel caso delle baite o delle case rurali che erano illuminate da un sole coperto da nuvole e dalla vegetazione, e di notte dalle candele, anche nella Grove House si è voluto creare una luce che penetrasse tra gli alberi attraverso le ampie vetrate, carica di riflessi ma soprattutto di ombre.

I materiali che compongono la Grove House sono principalmente acciaio della struttura e il legno delle finiture, perfettamente bilanciati per equilibrarsi tra loro, accompagnati da colori desaturati e polverosi e da arredi composti da tessuti pesanti e tattili.

 Il caminetto, onnipresente nei progetti del Dahlia Studios, per diffondere calore sensoriale all’interior design, con il profumo della legna appena tagliata, cosi ‘da far godere ogni attimo all’ospite della abitazione, il tutto fasciati da una coperta su una poltrona che avvolge e protegge, mentre si assiste ad un temporale all’esterno.

Questo è quello che si vuole creare nei progetti del Dahlia Studio… quello che viene considerato l’approccio cocooning…quello che è la Grove House, pura emozione prima che uno spazio architettonico ben arredato.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Dahlia’s Journal_©Copyright 2024 – All Rights Reserved

*** NEWS *** Domus Barnaba

Domus Barnaba nasce come un’opera che reinterpreta la grammatica delle architetture sacre per trasferirne i valori sul piano dell’esperienza umana e naturale. 
La sacralità qui non è rivolta al trascendente ma al presente: è offerta dalla bellezza, dalla natura che entra nell’edificio e dall’edonismo come pratica consapevole del piacere e del benessere del qui e ora.
In un’epoca disincantata, l’architettura può ancora essere tempio — ma di un culto nuovo, laico, sensuale. Qui, ogni gesto quotidiano — dormire, mangiare, toccare, respirare — è elevato a rito. Il piacere non è più colpa, ma preghiera.

La composizione volumetrica si mostra con una veste compatta dal retrogusto gotico, dominata e stemperata dai grafemi tipici dell’architettura agricola marchigiana che viene improvvisamente interrotta sulla sua sommità, esaltando il fascino del “non finito” che apparentandosi a quello delle Rovine, donano all’architettura quella quarta dimensione che è IL TEMPO.

La composizione planimetrica organizza la sequenza come una processione laica.
Dove tradizionalmente appariva l’altare, trova posto la cucina luogo di creazione, di materia e adiacente ad essa si staglia la navata principale ovvero la sala ristorante, luogo di comunione e degustazione.
Le camere ipogee sono disposte sotto il livello del  terreno, un’esperienza di ritorno alla terra, con luce controllata e vista verso l’orizzonte.
La Spa completamente interrata occupa il cuore dell’edificio come una catacomba-rifugio, atmosfere di penombra, materiali materici e percorsi d’acqua evocano la protezione e il segreto delle cantine monastiche.
Lo spazio superiore che subisce l’interruzione edificatoria della copertura, apre ad un riservato giardino pensile con vista panoramica a 360 gradi, parzialmente coperto da un sistema caotico di rampicanti e di travature che vogliono portare il verde più selvaggio all’interno dell’edificio, quasi da riconsegnare alla memoria gli sventurati eventi sismici del 2016, e le tante, troppe opere rimaste abbandonate alla natura e alla decadenza del tempo.

L’architettura usa materiale antico e contemporaneo per parlare di continuità: legno strutturale per le capriate, pietra e laterizi locali, calce e superfici tattili.
L’interruzione del tetto in legno assume le sembianze di un crollo controllato: travi spezzate, aperture vegetate, suoli che riconnettono interno ed esterno affidati al sistema Harpo.
Il giardino sul tetto è elemento rituale che rinnova il legame con la terra e con la stagione, mentre gli spazi ipogei richiamano la profondità, il riposo e la memoria collettiva.

Domus Barnaba è un progetto che rovescia il paradigma, la sacralità non è più promessa ultraterrena ma esperienza sensuale e presente.
Qui si cerca il benessere presente, la gioia dei sensi, la cura del corpo e della natura.
L’edificio è pensato come un santuario aperto al mondo, un luogo dove gli esseri umani e le piante convivono, celebrano e si rigenerano.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Dahlia’s Journal_©Copyright 2026 – All Rights Reserved

*** NEWS *** The Black Lodge (Interior Design)

Nel cuore della ricerca progettuale contemporanea, Dahlia Studio firma il proprio spazio di lavoro con un gesto radicale e poetico: The Black Lodge, un flagship office che diventa manifesto della filosofia dello studio stesso.
Lo spazio si configura come un luogo raccolto, mistico e senza tempo, dove l’architettura non è solo esercizio tecnico ma diventa rito, esperienza, condensazione di idee e passioni. 
Qui i progetti non si limitano a nascere: si forgiano, si plasmano, si affinano in un ambiente che restituisce al nero la sua dignità di colore totale, inclusivo e generoso, le visioni si esaltano nella materia cromatica del “Nero Dahlia”.
Qui non si celebra il design come prodotto di consumo, ma come esperienza culturale e relazionale, un terreno di confronto tra chi non si lascia imbrigliare dalle convenzioni. 
Lo spazio oscuro e avvolgente invita alla concentrazione e al dialogo, alla ricerca di un senso che non si esaurisce nella forma ma si radica nella sostanza.

La cifra stilistica del progetto si fonda sul concetto di deep drenching, ovvero l’uso massivo e avvolgente del “Nero Dahlia”, un grigio/bruno scuro che permea pareti, arredi e superfici, creato appositamente per l’occasione.
Non un semplice colore, ma un vero e proprio campo percettivo che ingloba e comprime le cromie, restituendo al “nero” la sua dignità di “re dei colori”.
Il “Nero Dahlia” diventa così il medium attraverso cui lo spazio si trasforma in un contenitore di passioni architettoniche, un luogo che accoglie e amplifica la creatività.

In un ambiente dominato dall’oscurità, la luce non è mai neutra: è teatrale, indiretta, calibrata. Proiettori e tagli luminosi costruiscono scenari teatrali, illuminando plastici architettonici che diventano parte integrante del racconto. La luce non si limita a rendere visibile: scolpisce, rivela, nasconde.
Così, ogni progetto esposto nello studio si trasforma in rappresentazione, in frammento di un dialogo più ampio tra architettura e cultura. La luce, diventa strumento di confronto, un invito a guardare oltre la superficie.

La distribuzione interna si articola attraverso setti vetrati, che dividono gli spazi solo a livello spaziale e non visivo, favorendo una percezione fluida e continua.
Le librerie invisibili, integrate ai muri perimetrali e celate da pareti scorrevoli, dissolvono la presenza dell’archivio, rendendolo parte della struttura stessa. La conoscenza non invade lo spazio, ma vi si fonde, contribuendo alla sua essenzialità.

The Black Lodge non è uno studio nel senso convenzionale, ma un laboratorio di idee.
La sua oscurità non è negazione, ma condensazione; non è assenza, ma totalità.
In questo spazio, i colori si comprimono e si dissolvono, generando un’atmosfera che invita alla concentrazione, alla riflessione e alla creazione.
Un luogo che si sottrae al tempo e alle mode, per diventare simbolo di un pensiero progettuale che si nutre di intensità e profondità.

The Black Lodge è più di un semplice flagship office, è un manifesto architettonico, un’esperienza sensoriale che ribalta le convenzioni cromatiche e spaziali, trasformando il nero in materia viva e generosa, capace di accogliere e valorizzare la luce, le idee e le passioni di chi lo abita.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Dahlia’s Journal_©Copyright 2026 – All Rights Reserved

*** NEWS *** Domus Barnaba

La Domus Barnaba è pronta per rivelarsi al pubblico, la maquette concettuale anticipatoria è stata svelata. Prossimamente il progetto completo. 

RIPRODUZIONE RISERVATA 
Dahlia’s Journal_©Copyright 2025 – All Rights Reserved

*** NEWS *** Skybound Shed

Il progetto Skybound Shed rappresenta un nuovo approccio all’architettura rurale marchigiana, che combina la tradizione contadina con le esigenze del comfort contemporaneo. 
Questa dimora è stata progettata per chi vuole vivere la campagna in modo edonistico, ricongiungendosi con i valori antichi della vita contadina senza perdere le comodità odierne.
La struttura è realizzata con materiali naturali, il legno è il materiale principale e insieme ai laterizi antichi di recupero dei vecchi ruderi, si fondono in modo indissolubile con l’ambiente circostante.
La facciata principale è caratterizzata da grandi finestre che si affacciano sulla campagna, offrendo una vista panoramica unica sulla natura e sulla riviera adriatica.

La perfetta simmetria delle facciate dell’edificio richiama alla tradizione dell’architettura, all’equilibrio delle forme e alla praticità del mondo contadino vestita di genuinità, compattezza e stabilità.

La netta contrapposizione sul piano verticale della residenza – estremamente voluta – tra il fronte est (vista mare) e il fronte ovest vero e proprio lato “B” della casa, riporta anche qui alla ripartizione che avveniva nelle case contadine, in quel caso sull’asse orizzontale tra il piano terra destinato alle stalle e il piano primo alle stanze del fattore.
Qui sul fronte principale est, che potremmo definire “Ala Nobile” sono disposte tutte le funzioni principali dove il fruitore vive l’abitazione: la zona giorno, la cucina, sia le camere da letto del piano terra che le camere con spa del piano primo.
Nel lato ovest sono disposte invece le aree a supporto della casa, non abitative, come i servizi igienici, l’ingresso, la zona destinata a cabine armadio delle camere-spa del piano primo, la sala cinema e la spa.

Internamente al piano terra la zona giorno è ampia e luminosa, con un caminetto che crea centralità e un’atmosfera accogliente e calda.
La cucina è stata progettata per essere funzionale e moderna, decentrata ma allo stesso tempo connessa con la zona giorno come nelle case tradizionali marchigiane.
Sul fronte est-angolo sud sorge le camere da letto padronale, spaziosa e confortevole con grande affaccio vetrato sulla campagna e una cabina armadio connessa alla camera stessa spaziosa e interamente vetrata.
Sul fronte est, lato opposto alla camera, è disegnata una comoda palestra con spa, connessa direttamente alla piscina esterna mediante aperture finestrate.
Il fronte ovest contiene le funzioni di servizio oltre ai servizi igienici di piano e un’intima sala cinema.

Il piano primo accessibile dalla zona giorno del piano terra, progettata a doppia altezza per enfatizzare l’imponenza della proprietà, apre inizialmente su un salottino superiore, adatto per piccoli ricevimenti o come zona relax dove godersi il massimo della vista panoramica sulle note di un pianoforte a coda.
Il salottino è anche un’anticamera alle due ali nord e sud che ospitano altre due camere da letto panoramiche.
Tali camere da letto del piano superiore, definite Bedroom-Spa o Panoramic-Bedroom, molto luminose e confortevoli, uniche nel suo genere e vere killer application dell’intera proprietà, sono dotate di una grande vasca da bagno e doccia, aperte come il resto della camera verso il panorama che circonda lo Skybound Shed.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Dahlia’s Journal_©Copyright 2025 – All Rights Reserved

*** NEWS *** Sunrise Mansion (Interior Design)

Il progetto di restyling della Sunrise Mansion ha il fine di riconsiderare un imponente fabbricato anni Settanta composto da due piani fuori terra oltre un piano seminterrato, per un totale di circa mille metri quadri, con l’intento di rivisitarlo e ridisegnarlo in stile contemporaneo, più leggero e soprattutto sostenibile. 

Altre novità riguardo la Sunrise Mansion prossimamente.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Dahlia’s Journal_©Copyright 2025 – All Rights Reserved

*** NEWS *** The Edge (Interior Design)

The Edge,la villa panoramica di alto lusso che verrà edificata su un crinale nel cuore del Piceno, si presenta come uno spazio meta spaziale, dove l’outdoor si proiettata negli interni generando ambienti di luce e atmosfere con un alto livello di comfort visivo e funzionale.
Il concept del corpo di fabbrica non é stato concepito in modo autoreferenziale e formalmente distinto, ma viene plasmato dello studio degli spazi interni.
Così come la radice concettuale dell’esterno prende vita dallo studio preliminare dell’Interior con la creazione di volumi semplici ma articolati, anche lo spazio interno viene modellato e concepito dai sublimi scenari esterni che vanno a riflettere nei materiali e negli arredi, la semplicità naturalistica mista ad eleganza dei luoghi in cui sorge la Villa. 

Lo studio paesaggistico delle aree che circondano l’edificio vuole anche esso far parte dell’atmosferizzazione dell’interno della casa, proiettando le lunghe ombre dei pinus pinea attraverso le ampie vetrate, che riescono anche ad intercettare i riflessi da sud,est e ovest, dei manti erbosi, degli arbusti floreali che mutano il loro colore secondo le stagioni, ma anche dallo specchio d’acqua che riproduce e raddoppia la vista panoramica della verdeggiante valle,moltiplicando in modo infinitamente frattale il Placido benessere sensoriale di The Edge Panoramic Luxury House.

RIPRODUZIONE RISERVATA
Dahlia’s Journal_©Copyright 2025 – All Rights Reserved