Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

Non copiare le riviste, copia la Natura

Quello che oggi insegnano nelle università di architettura, prima di iniziare l‘attività di composizione architettonica (o di design),  è riassumibile dalla serie di click che il mouse compie per visualizzare sul pc il primo sito utile di raccolta di immagini di architetture più o meno realizzate, che servirebbero (a detta loro) ad offrirci, l’unico impulso di ispirazione progettuale.

Il “riferimento architettonico” lo chiamano, per noi da sempre rappresenta il principale contraccettivo di idee nella pratica architettonica.

L’insufficienza di idee che accomuna la grande maggioranza dei professori universitari, e dei loro assistenti, si riversa molto spesso sui discenti, che per ovvi motivi vengono considerati sprovvisti della minima visione ideologica, e vengono costretti purtroppo a scopiazzare modelli architettonici che il più delle volte hanno anche l’aggravante di essere delle prometeiche opere di archistar.

Il risultato è  l’appiattimento ideologico progettuale degli studenti, e la conseguente omologazione dei progetti che scaturiscono da esso, così che il sedicente professore, circondato dagli iloti assistenti, il giorno dell’esame è costretto a valutare gli allievi tramite metodi risibili di valutazione, come ad esempio: la qualità grafica degli elaborati, la precisione della realizzazione dei modellini tridimensionali o il più delle volte dall’avidità della leccata di culo…(ops, questo cancelliamolo)  in base alla capacità di asservimento dello studente in esame.

Dovrebbero prima di tutto bandire le riviste nelle università; poi bloccare nelle linee interne accademiche i siti dove compiere ricerche dei “riferimenti architettonici”; ed infine selezionare al meglio i professori da porre nei laboratori di progettazione architettonica.
Le riviste lasciamole alle allampanate signore di mezza età il cui hobbie preferito è improvvisarsi interior designer e restylizzare la casa compulsivamente ogni primavera.
Nelle linee intranet accademiche bloccate oltre ai siti di pornografia, anche i siti di sodomia architettonica… E i professori sceglieteli per merito non per “successione programmata”, nemmeno appartenessero a dinastie faraoniche.

L’architettura è una scienza ed un’arte allo stesso tempo. A differenza di quello che insegnavano alcuni celebri rappresentanti  del movimento moderno, non è di facile comprensione e di facile esecuzione.
Di certo per rendere agevole la pratica architettonica il metodo migliore non è la sterile imitazione e il conseguente adattamento di forme già progettate da altri architetti, in contesti differenti e con funzioni distinte, come cercano di insegnarci questi nocivi docenti.
Non vogliamo generalizzare e non considerare le pur numerose eccezioni.
Esistono molti professori che, non solo rispettano il loro importantissimo lavoro, ma riescono anche ad essere d’ispirazione agli studenti.
Purtroppo però, come spesso avviene in questa nazione, la parte positiva è in netta minoranza rispetto all’inettitudine e alla inidoneità della maggioranza.

E allora quale sarebbe il giusto approccio iniziale all’attività architettonica?
La risposta potrebbe essere ampia, troppo discorsiva e quindi (in questo contesto) infruttuosa; di certo escludiamo assolutamente l’azione di imitazione ai modelli esistenti.
In questo Journal, possiamo solo delineare la nostra analisi per la quale:
Ogni progetto ha una sua funzione.
Ogni progetto ha un suo contesto.
Ogni progetto ha un contesto che con il tempo modifica la sua conformazione.
Ogni progetto quindi è differente da un altro, e non esisteranno mai progetti in contesti uguali e con funzioni identiche. L’architettura di imitazione ha saputo solo generare architetture infelici e malsane.
Il futuro sarà l’architettura della personalizzazione.
Le variabili progettuali sono tante e a volte troppe, il percorso progettuale è lungo e articolato; ma se proprio si è costretti ad imitare qualcosa, l’unico modello da prendere come  spunto resta sempre e solo la natura.

Se non si riesce ad avere un’inventiva fruttuosa e benefica, commista ad un metodo progettuale positivo; copiando la natura, per lo meno si limiterebbero di tanto gli errori che giorno per giorno, vengono riproposti in ogni progetto concepito per imitazione.


p.s.: E allora che fine dovrebbero fare le riviste di settore???… oltre che guarnire il portariviste dell’eburneo bagno delle signore di cui sopra… Potrebbero benissimo essere utilizzate dai professionisti (architetti e designer); ma non prima di iniziare una progettazione; semmai successivamente, nelle fasi finali di rifinitura e di perfezionamento del progetto finito architettonico.


All rights reserved – Dahlia Studios ©Copyright 2022

Vitruvio e la Personalizzazione Architettonica

Abbiamo spesso criticato lo stile modernista e i costanti richiami allo standard brutale.
Abbiamo spesso argomentato perché oggi, più che in passato, l’architettura ha bisogno di una ricerca  che risponda alla customizzazione, piuttosto che ai modelli industriali preconfezionati.

Oggi ribadiamo tutto ciò chiamando in causa Vitruvio e il suo De Architettura, analizzando un piccolo ma significativo passo del suo trattato (I Libro).

Quando Vitruvio parla delle sei categorie dell’architettura, esponendole una per una in modo dettagliato, si sofferma sull’ultima di queste, la distributio, dove palesemente  espone la sua visione architettonica in tema di personalizzazione.
Si afferra bene tra le righe di questo estratto del trattato, la sua idea nonostante i restanti libri non siano sempre chiari, criticati in passato da Leon Battista Alberi principalmente per il pedestre registro linguistico.

Il criterio di distributio è per noi fondamentale per ribadire la linea anti standard che caratterizzava nella gloriosa antichità, le opere che noi contempliamo ieraticamente oggi.

L’ultima frase riassume tutta la visione vitruviana riguardo la personalizzazione, che per noi è una caratteristica fondamentale nella progettazione architettonica; trascrivendo:
“Insomma occorre saper destinare a ciascuno il tipo di abitazione che meglio risponda ai suoi bisogni.”

Noi lo ripeteremo all’infinito che la diversità del contesto dove sorge l’opera architettonica (semplice residenza o opera pubblica che sia), e le diverse caratteristiche dei fruitori dell’edifico, implicano una progettazione che mai potrà essere creata in maniera seriale, con l’intento di accontentare tutti, perché gli ultimi decenni ci mostrano che accontentare tutti vuol dire soddisfare nessuno!
Gli unici che traggono profitto dalla pratica architettonica standardizzata sono gli stessi progettisti (architetti, ingegneri ecc) e i costruttori, che riescono a piazzare un prodotto con scarsa qualità e una superficiale ricerca architettonica.

Non possiamo e non dobbiamo puntare a piazzare e vendere le opere architettoniche standardizzate come fossero partite alimentari scadute, come ci insegnano le università e come ci hanno insegnato i maestri modernisti.

L’attuale crisi architettonica e urbanistica, delle periferie è stata generata principalmente da questo superficialismo architettonico.
Conoscere non solo le opere dell’antichità (viaggiando e visitandole direttamente) è importante, ma è altrettanto importante conoscere il criterio che le ha generate, così da donare ai nostri posteri le stesse bellezze che oggi contempliamo grazie ai nostri antenati.

 

All rights reserved – Dahlia Studios ©Copyright 2022

James Stevens Curl Docet

<… gli architetti raramente leggono: guardano solo immagini seducenti e assorbono slogan…> [Prof. James Stevens Curl_ Prefazione al libro: “Architettura e Demolizione” di Nikos Salingaros]

tendiamo in genere ad allungare troppo i nostri articoli…oggi direi che non c’è altro da aggiungere!


All rights reserved – Dahlia Studios ©Copyright 2021

Il Decostruttivismo ha un padre

Cosa si può dire ai fanatici del presente e principale paradigma quando pretendono che noi dovremmo accettare il fatto che il Decostruttivismo sia la contrapposizione al Modernismo, dopo che quest’ultimo ha dominato la scena stilistica architettonica per decenni?
Come pretendono che noi approviamo queste castronerie, quando uno dei fautori del Decostruttivismo è stato lo stesso fondatore del Movimento Moderno (Philips Johnson)?
E’ dura pretendere di creare un modello stilistico innovativo che domini per un altro secolo (dopo il “secolo modernista”)  lo scenario architettonico, oltretutto con l’intento di far credere che sia il sostituto invece che l’evoluzione di quest’ultimo.
Il Professore James Stevens Curl nella prefazione al libro “Antiarchitettura e Demolizione” di N. Salingaros, metaforizza il caso del Decostruttivismo con la fiaba danese “I vestiti nuovi dell’imperatore” scrive:
“ … “L’imperatore è nudo” è un vecchio adagio ma, nel triste caso del Decostruttivismo, è assolutamente adatto, dato che questo stile non è veramente nient’altro che modernismo in una nuova veste…”
Al di là del richiamo alla fiaba, il concetto di definire il decostruttivismo come modernismo in una nuova veste, non è solo filosoficamente giusto, ma è sotto i nostri occhi.
Noi a differenza del Prof. Curl vogliamo essere più diretti.
Per capire il concetto, basti spogliare letteralmente la maggior parte delle opere decostruttiviste dei loro involucri, più o meno tecnologici, quel che vedrete nella maggioranza dei casi,  è una pura opera modernista; oppure tradurre mentalmente i suggestivi concept che mostrano la generazione formale dell’opera, per notare che il più delle volte quest’ultima nasce da una tipica forma modernista alienata secondo qualche modificatore che ci offrono i numerosi programmi di calcolo tridimensionale.

James Stevens Curl

Andiamo però più a fondo…
Charles Jencks, noto architetto e commentatore architettonico, ha promosso per primo in maniera diretta e senza mezzi termini, l’architettura di  Peter Eisenman, Frank Gehry e Daniel Libeskind “Nuovo Paradigma Architettonico”.
Jencks oltre a dire ciò, crea legami tra il decostruttivismo e l’ambito scientifico, tirando in ballo parole come “emersione”, “frattali”e “complessità”, cercando legami (che in appositi articoli approfondiremo) con la scienza, ma che non serve scomodare uno scienziato per reputarli inadatti ai suoi scopi di promozione del  nuovo paradigma che di nuovo ha ben poco.
In realtà è noto che gli architetti decostruttivisti  abbiano fondato il loro modello su fondamenta fragili, cioè le pseudo-filosofie nichiliste dei filosofi decostruttivisti, su tutti  Jacques Derrida.

Charles Jencks

Tutte le ombre del Decostruttivismo, le approfondiremo in un capitolo a parte, per non andare  fuori tema e per non appesantire troppo questa pagina di Journal.
La cosa certa è che siamo sicuri di dire che il Decostruttivismo è il figlio del Modernismo, anche se siamo di fronte ad uno dei pochi casi isolati di un figlio che non riconosca il padre.
Oggi sappiamo benissimo che un prodotto commerciale vende più per la sua confezione che per la qualità del prodotto, allo stesso modo ha operato ed opera  oggi il Decostruttivismo, che ha pensato di vendere per nuovo un paradigma, seppur contenente un prodotto ormai raffermo.
Questa tecnica ad esempio si usa oggi per reinserire nel mercato profumi  che non hanno avuto successo in passato, rimasti in giacenza, si ridisegna la confezione e il flacone, si fanno passare per nuovi, ma la realtà è che viene venduta sempre la solita roba, che senza quella innovativa apparenza nessuno avrebbe nemmeno guardato.

Noi crediamo che il Modernismo abbia avuto un grande impulso innovatore, seppur mosso da motivi non del tutto inclini ai bisogni dell’uomo e alla natura. Di certo non si può negare la sua forza stilistica, e noi seppur spesso lo critichiamo, non ce la sentiamo di rinnegarlo totalmente come modello, che in alcune situazioni può avere addirittura la sua giusta applicazione. Il decostruttivismo invece, quando è creato come modernismo  in una nuova veste, non ha senso di esistere e lessicalmente dovrebbe essere definito al massimo come neo-modernismo.
Per questo reputiamo fandonie tutte quelle storie che ci raccontano gli archistar. Circuire gli ascoltatori ignari e ignoranti quando si è costruita una semplice opera modernista e la si è rivestita con il più strano e costoso involucro che la tecnologia mette a disposizione, non è ne decostruzionismo e nemmeno architettura, quella determinata pratica è solo una truffa ideologica ed economica, all’intelletto e alle tasche dei committenti prima e dei fruitori dell’”opera architettonica” poi.


All rights reserved – Dahlia Studios ©Copyright 2021

Tesori Naturali: Briccole

In questa epoca in cui siamo più abituati a rivisitare le forme e gli stili passati, emulandoli e restylizzandoli, più che fondarne di nuovi, dove concetti come riuso sono impugnati come scudi dai designer, architetti, che strumentalizzano la parola “sostenibilità”; un’ottima idea finalmente in tema di vero riuso, si è avuta e tutt’ora è in fase di applicazione.
Le Briccole sono come quel oggetto ignorato per anni, nel fondo del baule, che un giorno scopri avere un grande valore, lo tiri fuori e non puoi più farne a meno.

Sono pali di rovere, fondamentali per la laguna di Venezia, utilizzati  da sempre per segnalare alle imbarcazioni le parti più profonde e navigabili senza rischi.
Le briccole hanno una vita che può andare dai 10 ai 20 anni, dopo di che vengono sostituite.
Oggi la laguna appare  ricca di questi pezzi di storia, simile ad una piccola foresta, vengono conservate o recuperate per un autentico riuso, un po’ come i fossili di Kauri in Nuova Zelanda.
Le Briccole come il Kauri rispecchiano la storia e la cultura dei rispettivi luoghi, permettendo oggi di essere utilizzate nella produzioni di arredi e nel design come veri e propri pezzi unici.
Fantastici disegni scolpiti sul legno di rovere, dalla fauna marina, con il tempo, temprate dalla salsedine, rendono ogni briccola o parte di essa, un pezzo d’arte naturale.

 

All rights reserved – Dahlia Studios ©Copyright 2021

Il Nero

Spesso ci troviamo a rigettare ciò che le nostre convinzioni – e soprattutto convenzioni – hanno maturato nel tempo.
Il Nero simbolo del male, della morte e degli ultimi, contrapposto al bianco segno di purezza, divinità e luce!

E se ci stessimo sbagliando?

Cosa ci ha mai spinto a considerare il Nero come qualcosa di negativo?Quando si capirà che tutto è stato invertito?
Quando si comprenderà che se proprio dobbiamo trovare un significato nei colori, è che proprio il Nero quello più adatto a rappresentare il bene, la bontà e il tutto?

Il Nero è il tutto si!
Il tutto perché ingloba l’infinità dei colori dell’iride sotto un unico atto cromatico!
Il bianco al contrario è il vero vuoto la vera assenza di colore… Newton si sbagliava, e Goethe aveva ragione nella sua teoria del colore!

Il Nero poi sarebbe associato al male e il bianco al bene… Il male dispotico e accentratore che si contrappone al bene, accogliente e democratico… Eppure è proprio il bianco se affiancato ad altri colori li spegne accentrando tutto su sé stesso! Al contrario il Nero “accende” le cromie, se affiancato ai colori li valorizza e li rende più luminosi… Volete far “brillare” un oggetto che sia dipinto o fotografato? Non vi sfiancate a rendere la sua superficie più chiara o lucente, ma assicuratevi che l’intorno sia scuro, per contrasto l’oggetto splenderà… e se non è questa generosità cromatica non so cosa lo sia!

Infine ci hanno sempre inculcato che la luce (simbolo di vita e del divino) dovrebbe essere rappresentata dal bianco e l’oscurità dal Nero! Anche questo è stato invertito, in realtà la luce non è bianca (seppur è facile rappresentarla così).

La vera realtà è che il bianco è l’unico colore che tende proprio a respingere la luce. Il Nero al contrario, la luce l’accoglie in tutto il suo spettro cromatico e si fa riscaldare e si nutre di essa.

La verità sui colori non sarà mai completamente sviscerata dall’uomo, poiché la fisica, la chimica e la geometria cromatica sono state e saranno le materie più ardue da comprendere e teorizzare.

Una cosa è però certa e che se i colori potessero parlare, eleggerebbero il Nero come loro unico vero padre da venerare

[Stefano Piccinini]



All rights reserved – Dahlia Studios ©
Copyright 2021

I Cliff Dwellers del XXI° secolo

<Erano uomini> scriveva Lincoln Steffens <che non volevano un ufficio a meno che non fosse lassù dove l’aria è limpida e fresca, il panorama grandioso e stupendo, e dove c’è silenzio anche nel pieno dell’attività>
Le città aeree erano abitate da una nuova razza di uomini d’affari. In quel periodo li chiamavano i “Cliff dwellers”,a rievocare quelle tribù di nativi americani, antenati dei Pueblo, che vivevano in abitazioni situate nelle grotte dei canyon, a oltre centocinquanta metri di altezza.

Erano gli anni a cavallo tra la fine del 1800 e l’inizio del XX secolo, altri tempi direbbe qualcuno, tempi in cui vivere a centinaia di metri da terra poteva essere oltre che prestigioso anche conveniente.

Erano gli anni in cui l’aria era realmente limpida e fresca, e il panorama grandioso, non vi era una cortina di smog fotochimico che oggi irradia di oro marcio le grandi metropoli mondiali.
Non c’era un’inflazione spropositata di edifici prometeici che oggi ricreano l’ambiente metropolitano a livello di terreno, anche nei piani più alti, rendendo inutile la ricercata positiva solitudine e il silenzio, tanto decantati e voluti dai Cliff dwellers di fine XIX secolo.

Cosa resta ora a distanza di centocinquanta anni circa, di quei privilegi assegnati a pochi?
Cosa riserverebbero oggi Daniel Burnham, John Root, Louis Sullivan e i più illustri architetti di quel tempo, ai loro migliori committenti?
Di certo non punterebbero ai migliori attici nei più alti grattacieli della città, perché saprebbero che il più alto grattacielo che costruirebbero oggi, perderebbe entro pochi anni il primato dell’altezza ed entro pochi decenni l’immaginaria prestigiosa solitudine che fece dei cieli di Chicago, un esempio da seguire per decenni.

A noi oggi non stupiscono le grandi città americane che continuano la loro vertiginosa corsa per guadagnare centimetri verso il cielo, non ci stupiscono nemmeno le nuove city  (per lo più arabe) a caccia di prestigio urbano, in rapida crescita, emulanti il modello americano che per anni è stato simbolo di maestosità e forza.
Lo stupore nasce quando centri caratterizzati da un’antesignana forza culturale, decidono dopo un secolo e più di seguire un modello ormai oggi decisamente fallimentare.
Le grandi città europee preferiscono perdere la loro identità per abbracciare un modello che, (se potessero) abbandonerebbero le stesse metropoli americane pioniere di questo stile.

Milano, ultima a compiere questa trasformazione, sarà sconvolta entro pochi decenni da questo stile ormai passato.
Milano guidata in questa tarda corsa verso il cielo, da sedicenti architetti che ipocritamente fanno della sostenibilità un caduceo da impugnare per guadagnare credibilità.
Milano verrà sconvolta da uno stile costruttivo che è abbinabile alla sostenibilità ambientale come Hannibal Lecter può essere abbinato al veganesimo.

L’alternativa alla misoneista conservazione culturale di questo paese (Italia) non è, e non deve essere ricercata nell’emulazione di modelli esteri vecchi di secoli; modelli probabilmente adatti a determinati contesti e determinati periodi storici, ma il più delle volte venefici se riadattati con il solo scopo di ricreare lo stesso effetto che ha evoluto una determinata realtà urbana in passato.

L’ establishment architettonico nazionale ed europeo dovrebbe interrogarsi su tutto ciò, dovrebbe capire che per generare nuova linfa ed una nuova era culturale non si dovranno emulare modelli appartenenti ad altre epoche o altri contesti.
Fare ciò sarebbe deleterio tanto quanto conservare spasmodicamente un patrimonio culturale medioevale, cercando di annullare qualsiasi forma, idea o proposta di evoluzione edilizia.

Purtroppo le idee innovative non si originano dagli eccessivi fondi economici che alcuni governi riservano inspiegabilmente ad archistar visionariamente sterili.
Quando il jet set capirà che aggredire il cielo  con costruzioni prometeiche sarà demodè e dannoso per tutti, forse cercheranno nuove “frontiere” da riservare ai committenti più prestigiosi.
Innovative conquiste edilizie ci saranno, meno egotistiche e puerili, realmente adatte all’ambiente; non semplicemente sostenibili ma completamente fuse con la natura.

Quando questi signori capiranno che il futuro è sotto terra, forse questa nuova frontiera la sperimenteranno in maniera inconsapevole e purtroppo per loro… perpetua.

 

All rights reserved – Dahlia Studios ©Copyright 2021

5 anni di Realtà Virtuale – Il fine ultimo resta sempre la creazione (VR)

Iniziammo a sperimentare l’approccio progettuale tramite virtual reality, a fine marzo del 2016, oggi possiamo dire di aver fuso totalmente questo workflow progettuale nella nostra attività architettonica, rendendolo imprescindibile nella nostra metodologia architettonica…

Più di 40 progetti realizzati in realtà virtuale, di cui alcuni realizzati e perfezionati grazie alla virtual reality stessa.

Un’arma in più che ci ha permesso di far comprendere al meglio il progetto ai nostri committenti, ma anche un metodo di rappresentazione che ha perfezionato la comprensione progettuale alle varie maestranze che ogni giorno ci permettono di realizzare al meglio i nostri progetti.

La Virtual Reality per noi non è stata solo marketing o un’attrazione teatrale per agganciare qualche committente incuriosito da questa tecnologia, senza poi metterla in pratica realmente…

La Virtual Reality per noi non sará  mai solo un visore da mostrare, ma un percorso senza fine dove  il miglioramento realistico della realtà rappresentata dovrà rendere ogni nostra utopia, idea o concept progettuale REALIZZABILE!

Il fine ultimo resta sempre la creazione!

*** NEWS *** Wild Country House (Architecture – Interior – Outdoor design)

Wild Country House, la nuova Luxury Farmhouse che andrà a rinnovare interamente un antico casale svettante sul panorama collinoso e marino della città di Grottammare (AP).
Il carattere rurale delle strutture presenti sul fondo rustico manterranno la loro originaria vocazione, iniettando una rigenerazione stilistica che innalzerà il livello di comfort e design, così da trasformare la struttura in un organismo di alto lusso, integrato perfettamente nel contesto naturalistico.

Le strutture di consolidamento e le tecnologie per elevare il livello energetico della farmhouse saranno progettate per essere invisibili e assoggettate all’estetica rurale e al design della nuova struttura ricettiva.

Lo studio cromatico e materico dei dettagli di outodoor e interior design, studiato per valorizzare le caratteristiche costruttive esistenti faranno rivivere gli antichi muri di pietra e laterizio con l’ambizione di superere il loro splendore originario, grazie anche ad uno studio approfondito del light design, commisto ad una riprogettazione del verde esterno.

Mantenere  l’autenticità dei fabbricati esistenti e quindi del contesto circostante, è il più grande obiettivo di questa impresa progettuale, un carattere agricolo genuino, quasi selvaggio custodito da un alto livello di comfort e lusso, è la meta finale di questo restyling targato Dahlia Studios.


RIPRODUZIONE RISERVATA
Dahlia’s Journal_©Copyright 2021 – All Rights Reserved​​

DAHLIA – Morte, Miracoli e Vita

Come ciuffi d’erba a Leimert Park, siamo fermi da quasi un secolo vegliando accidiosi  sulla carcassa mefitica di quel che resta della Dahlia  riconciliatrice di tutte le arti…
L’Architettura dopo un secolo di stasi dogmatica, ripetitiva e meccanica, standardizzata,  industrializzata, senza più una minima traccia di arte nelle vene e privata totalmente di uno spirito edonistico, come la Dahlia che grida giustizia, vuole degna sepoltura, vuole risorgere!

La sua anima chiede vendetta verso coloro che con occhiali tondi, sigari fumanti  in bocca ed ego da star, seppero cavalcare come delle perfette valchirie, i prodotti più arditi dall’industria,  generando il vero ed unico paradigma del  XX sec.
Il suo spirito commisera  coloro  che autodefinendosi iconoclasti , dopo un secolo, continuano a martoriarla, preferendo un modello stilistico tanto sovversivo quanto dannoso, passato e fuori moda.

Johnsoniani, Lecorbuseriani, progettano, copiano e poi rinnegano i loro padri, i loro idoli, cercando di distaccarsi finalmente da essi, senza però il supporto delle idee e soprattutto del buonsenso, con la pervicacia di chi non impara la lezione dal passato.

Le Gabbie culturali sono servite, sono ben salde, le abitiamo credendole loft graziosamente arredati, puri, liliali … e BIANCHI!
Il fondamentalismo geometrico ci ha inglobati, non abbiamo reale identità, siamo una generazione di cloni, partoriti e ammaestrati nelle università gestite anch’esse da cloni.

Rimaniamo ancora fermi come i ciuffi d’erba a Leimert Park mentre la Dahlia continua a morire schiacciata dal prodotto vanaglorioso dei figli e dei nipoti dell’industria, dello standard e dell’onanismo.

Basterebbe poco per liberarci dallo schiavismo ideologico architettonico industriale, e tornare ad essere servi leali della Dahlia.

Basterebbe poco a “ruotare” ed osservare  da “differenti posizioni” come gli attuali paradigmi imposti, possano modificare, generando un modello nuovo, sano e che abbia fini adatti alla natura e all’uomo

 

La Dahlia non sarà più industria, la Dahlia non sarà più standardizzazione ed espressione dell’egotismo dell’ideatore…

La Dahlia risorgerà e sarà la riunificatrice delle arti, rispettando e distaccandosi totalmente dai passati paradigmi, con i soli fini edonistici, alessandrini e biofilici che l’uomo ha sempre abbracciato e per sempre esigerà.

 

| All rights reserved – Copryright 2021 | 

We use cookies to personalise content and ads, to provide social media features and to analyse our traffic. We also share information about your use of our site with our social media, advertising and analytics partners. View more
Cookies settings
Accept
Privacy & Cookie policy
Privacy & Cookies policy
Cookie name Active
1. Introduction

ThemeRex (website url address: https://themerex.net/) appreciates your business and trust. We are Cyprus based company, creating products to enhance your website building experience. Please read this Privacy Policy, providing consent to both documents in order to have permission to use our services.

2. Data Collected
Data Storage Location

We are a Cyprus based company and operate web servers hosted in Germany. Our hosting provider Hetzner Online GmbH adheres to the EU/US “Privacy Shield”, ensuring that your data is securely stored and GDPR compliant. For more information on Hetzner Online GmbH privacy policy, please see here: Hetzner Data Privacy Policy

Registration Data

If you register on our website, we store your chosen username and your email address and any additional personal information added to your user profile. You can see, edit, or delete your personal information at any time (except changing your username). Website administrators can also see and edit this information.

Purchase Data

To receive product support, you have to have one or more Envato/ThemeRex purchase codes on our website. These purchase codes will be stored together with support expiration dates and your user data. This is required for us to provide you with downloads, product support, and other customer services.

Support Data

If you have registered on our website and have a valid support account, you can submit support tickets for assistance. Support form submissions are sent to our third party Ticksy ticketing system. Only the data you explicitly provided is sent, and you are asked for consent, each time you want to create a new support ticket. Ticksy adheres to the EU/US “Privacy Shield” and you can see their privacy policy here: Ticksy Privacy Policy.

Comments

When you leave comments on the website we collect the data shown in the comments form, and also the IP address and browser user agent string to help spam detection.

Contact Form

Information submitted through the contact form on our site is sent to our company email, hosted by Zoho. Zoho adheres to the EU/US “Privacy Shield” policy and you can find more information about this here: Zoho Privacy Policy.

These submissions are only kept for customer service purposes they are never used for marketing purposes or shared with third parties.

Google Analytics

We use Google Analytics on our site for anonymous reporting of site usage. So, no personalized data is stored. If you would like to opt-out of Google Analytics monitoring your behavior on our website please use this link: Google Analytics Opt-out.

Cases for Using the Personal Data

We use your personal information in the following cases:

  • Verification/identification of the user during website usage;
  • Providing Technical Assistance;
  • Sending updates to our users with important information to inform about news/changes;
  • Checking the accounts’ activity in order to prevent fraudulent transactions and ensure the security
  • over our customers’ personal information;
  • Customize the website to make your experience more personal and engaging;
  • Guarantee overall performance and administrative functions run smoothly.
3. Embedded Content
Pages on this site may include embedded content, like YouTube videos, for example. Embedded content from other websites behaves in the exact same way as if you visited the other website. These websites may collect data about you, use cookies, embed additional third-party tracking, and monitor your interaction with that embedded content, including tracking your interaction with the embedded content if you have an account and are logged in to that website. Below you can find a list of the services we use:
Facebook
The Facebook page plugin is used to display our Facebook timeline on our site. Facebook has its own cookie and privacy policies over which we have no control. There is no installation of cookies from Facebook and your IP is not sent to a Facebook server until you consent to it. See their privacy policy here: Facebook Privacy Policy .
Twitter
We use the Twitter API to display our tweets timeline on our site. Twitter has its own cookie and privacy policies over which we have no control. Your IP is not sent to a Twitter server until you consent to it. See their privacy policy here: Twitter Privacy Policy .
Youtube
We use YouTube videos embedded on our site. YouTube has its own cookie and privacy policies over which we have no control. There is no installation of cookies from YouTube and your IP is not sent to a YouTube server until you consent to it. See their privacy policy here: YouTube Privacy Policy.
4. Cookies
This site uses cookies – small text files that are placed on your machine to help the site provide a better user experience. In general, cookies are used to retain user preferences, store information for things like shopping carts, and provide anonymised tracking data to third party applications like Google Analytics. Cookies generally exist to make your browsing experience better. However, you may prefer to disable cookies on this site and on others. The most effective way to do this is to disable cookies in your browser. We suggest consulting the help section of your browser.
Necessary Cookies (all site visitors)
  • cfduid: Is used for our CDN CloudFlare to identify individual clients behind a shared IP address and apply security settings on a per-client basis. See more information on privacy here: CloudFlare Privacy Policy.
  • PHPSESSID: To identify your unique session on the website.
Necessary Cookies (Additional for Logged in Customers)
  • wp-auth: Used by WordPress to authenticate logged-in visitors, password authentication and user verification.
  • wordpress_logged_in_{hash}: Used by WordPress to authenticate logged-in visitors, password authentication and user verification.
  • wordpress_test_cookie Used by WordPress to ensure cookies are working correctly.
  • wp-settings-[UID]: WordPress sets a few wp-settings-[UID] cookies. The number on the end is your individual user ID from the users database table. This is used to customize your view of admin interface, and possibly also the main site interface.
  • wp-settings-[UID]:WordPress also sets a few wp-settings-{time}-[UID] cookies. The number on the end is your individual user ID from the users database table. This is used to customize your view of admin interface, and possibly also the main site interface.
5. Who Has Access To Your Data
If you are not a registered client for our site, there is no personal information we can retain or view regarding yourself. If you are a client with a registered account, your personal information can be accessed by:
  • Our system administrators.
  • Our supporters when they (in order to provide support) need to get the information about the client accounts and access.
6. Third Party Access to Your Data

We don’t share your data with third-parties in a way as to reveal any of your personal information like email, name, etc. The only exceptions to that rule are for partners we have to share limited data with in order to provide the services you expect from us. Please see below:

Envato Pty Ltd

For the purpose of validating and getting your purchase information regarding licenses for our theme, we send your provided tokens and purchase keys to Envato Pty Ltd and use the response from their API to register your validated support data. See the Envato privacy policy here: Envato Privacy Policy.

Ticksy

Ticksy provides the support ticketing platform we use to handle support requests. The data they receive is limited to the data you explicitly provide and consent to being set when you create a support ticket. Ticksy adheres to the EU/US “Privacy Shield” and you can see their privacy policy here: Ticksy Privacy Policy.

7. How Long We Retain Your Data For
When you submit a support ticket or a comment, its metadata is retained until (if) you tell us to remove it. We use this data so that we can recognize you and approve your comments automatically instead of holding them for moderation. If you register on our website, we also store the personal information you provide in your user profile. You can see, edit, or delete your personal information at any time (except changing your username). Website administrators can also see and edit that information.
8. Security Measures
We use the SSL/HTTPS protocol throughout our site. This encrypts our user communications with the servers so that personally identifiable information is not captured/hijacked by third parties without authorization. In case of a data breach, system administrators will immediately take all needed steps to ensure system integrity, will contact affected users and will attempt to reset passwords if needed.
9. Your Data Rights
General Rights

If you have a registered account on this website or have left comments, you can request an exported file of the personal data we retain, including any additional data you have provided to us.

You can also request that we erase any of the personal data we have stored. This does not include any data we are obliged to keep for administrative, legal, or security purposes. In short, we cannot erase data that is vital to you being an active customer (i.e. basic account information like an email address).
If you wish that all of your data is erased, we will no longer be able to offer any support or other product-related services to you.

GDPR Rights

Your privacy is critically important to us. Going forward with the GDPR we aim to support the GDPR standard. ThemeRex permits residents of the European Union to use its Service. Therefore, it is the intent of ThemeRex to comply with the European General Data Protection Regulation. For more details please see here: EU GDPR Information Portal.

10. Third Party Websites

ThemeRex may post links to third party websites on this website. These third party websites are not screened for privacy or security compliance by ThemeRex, and you release us from any liability for the conduct of these third party websites.
All social media sharing links, either displayed as text links or social media icons do not connect you to any of the associated third parties unless you explicitly click on them.

Please be aware that this Privacy Policy, and any other policies in place, in addition to any amendments, does not create rights enforceable by third parties or require disclosure of any personal information relating to members of the Service or Site. ThemeRex bears no responsibility for the information collected or used by any advertiser or third party website. Please review the privacy policy and terms of service for each site you visit through third party links.

11. Release of Your Data for Legal Purposes

At times it may become necessary or desirable to ThemeRex, for legal purposes, to release your information in response to a request from a government agency or a private litigant. You agree that we may disclose your information to a third party where we believe, in good faith, that it is desirable to do so for the purposes of a civil action, criminal investigation, or other legal matter. In the event that we receive a subpoena affecting your privacy, we may elect to notify you to give you an opportunity to file a motion to quash the subpoena, or we may attempt to quash it ourselves, but we are not obligated to do either. We may also proactively report you, and release your information to, third parties where we believe that it is prudent to do so for legal reasons, such as our belief that you have engaged in fraudulent activities. You release us from any damages that may arise from or relate to the release of your information to a request from law enforcement agencies or private litigants.

Any passing on of personal data for legal purposes will only be done in compliance with laws of the country you reside in.

12. Amendments

We may amend this Privacy Policy from time to time. When we amend this Privacy Policy, we will update this page accordingly and require you to accept the amendments in order to be permitted to continue using our services.

Save settings
Cookies settings