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*** NEWS *** Green Sunrise Garden

Il progetto del Green Sunrise Garden nasce per riqualificare l’outdoor di un casolare di nuova costruzione (progetto esterno non di nostra fattura), situato in un magnifico punto panoramico della campagna cuprense.
Il progetto si struttura su due fronti, il settore sud-est interessato da una buonissima illuminazione naturale e una favolosa vista panoramica, e il fronte nord-ovest più protetto e appartato.

Il lato sud-est del fabbricato è caratterizzato da ampie vetrate ed un portico, così da vantare un’area ombreggiata a ridosso dello spazio antistante che viene arredato da volumi regolari ospitanti erbe officinali e un piccolo estetico orto. I volumi sono perimetrati da muretti in pietra misto laterizio irregolari, riflettono la matericità delle pareti dell’abitazione e consentono la seduta.
La disposizione di questi orti volumetrici permettono di creare nei vuoti spaziali una sorta di piazzetta che vuole richiamare il contesto dei borghi rurali.

Nel lato est del giardino troviamo uno spazio alberato con cipressi e ulivi posizionati in ordine non regolare cosi da bilanciare l’equilibrio formale della piazzetta e degli orti del lato sud.
Questo spazio ombreggiato, funzionalmente e visivamente molto tranquillo è fiancheggiato ad est da una bordura irregolare di macchia mediterranea, che ospita essenze di lentisco, phillirea e perovskia blue spire. Poche essenze sapientemente abbinate dai botanici di Arte Verde Giardini, che affiancate alle specie di Verbena Bonariensis e di Buddleia conferiscono alla macchia mediterranea la facoltà di attrarre farfalle, le quali regalano tranquillo dinamismo a tutta l’area alberata.  

Il fronte nord-ovest è progettato con una funzione aggregativa. Essendo tale spazio non panoramico e meno illuminato del fronte principale, viene prevista una pergola francescana realizzata con pali di castagno atta ad ospitare una Vitis vinifera che permette la doppia funzione ombreggiante-estetica.

L’area ovest adiacente alla strada di ingresso viene resa architettonicamente più “fluida” alternando prati e siepi di bordura cosi da creare un filtro visivo con la strada pubblica.

Tutto il complesso architettonico e l’outdoor che circonda la residenza si trova ad un livello altimetrico più elevato rispetto alla strada di ingresso, per questo motivo il lato sud ed il lato ovest del giardino sono consolidati con muri di ingegneria naturalistica che vengono mimetizzati da una collezione di cespugli.
Proprio dal salto di livello sul lato sud, si genera un’area adibita a piscina che viene parzialmente circondata ed ombreggiata da ulivi ed essenze arboree mediterranee.
Quest’area che si trova ad un livello inferiore rispetto al giardino principale, viene connessa ad esso mediante tre scalinate realizzate con pali in legno e pedate rivestite da tappeto erboso, tutte circondate da macchia mediterranea e vivaci farfalle.

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La guerra del Nero e la proibizione del Rosa

Dopo aver fatto le nostre considerazioni sul “Nero” (leggi articolo: http://dahliastudio.com/nero/ ), oggi pubblichiamo un simpatico aneddoto, che il nero ha scatenato tra artisti di fama internazionale

Era il 2014 quando dalle pagine della rivista scientifica ACS-Applied Materials and InterfacesBen Jensen pubblicava il suo lavoro su Vantablack, l’allora materiale più scuro al mondo, in grado di assorbire il 99,965% della luce incidente.

Il Vantablack non nasce per scopi artistici, ma nasce come una sostanza prodotta dalla Surrey Nano Systems, sviluppata e brevettata dalla Nasa per scopi militari con prospettive di impiego nei settori aerospaziali e della difesa. Una sostanza che assorbe talmente tanta luce, tanto da impedire all’occhio umano di rilevare il tipo di ombre che aiutano il cervello a interpretare la forma di un oggetto: un pezzo spiegazzato di carta stagnola coperto con uno strato di questa vernice appare quasi completamente piatto.

Con la nascita di questo nuovo “estremo colore” entrò in gioco la figura di Anish Kapoor artista di fama internazionale, che nel marzo 2016 acquistò il brevetto del Vantablack, proibendone praticamente a tutti l’utilizzo.

Il fatto che lo studio di Kapoor fosse l’unico a poter usare questo nero creò molte polemiche nel mondo dell’arte: uno dei più critici fu l’artista britannico Stuart Semple che dichiaró:

Anish Kapoor è come quei bambini che alle scuole elementari non volevano condividere i colori con gli altri. E che presto finivano da soli e senza amici con cui giocare”. 

Oltre alla dichiarazione Stuart Semple decise di non stemperare la polemica, anzi rilanció, aprendo una vera e propria guerra del colore, commercializzando un nuovo colore estremo il Pinkest Pink, il rosa più rosa.

Ma attenzione: il colore di Semple poteva essere utilizzato da tutti, meno che da Kapoor. Anzi i clienti che sono interessati (tutt’ora) ad acquistare il nuovo colore sul sito di Stuart dovranno rilasciare una dichiarazione legale nella quale chiariscono che “non sono Anish Kapoor, non sono in nessun modo collaboratori di Kapoor, non stanno comprando il prodotto per Kapoor o in associazione con Kapoor”.

Fine della partita? 

Nemmeno per sogno!

A distanza di pochi giorni Anish Kapoor rispose sul suo profilo Instagram con una “semplice” foto del suo dito medio, immerso nel colore che gli era stato proibito… Il famigerato Rosa più Rosa.

Da qui nacque una vera e propria gamma di colori creata da Stuart Semple e proibita ad Anish Kapoor, gamma che comprendeva anche una versione ricreata del Vantablack, chiamato Black3.0, un acrilico nero molto opaco che comunque non superava il livello del Vantablack!

E allora alla fine da chi è stata vinta la guerra?

Noi diremo da entrambi, da Kapoor per aver ulteriormente rilanciato la sua fama artistica internazionale ma anche da Semple che ha cavalcato questa guerra per commercializzare massivamente la sua linea di colori (acquistabili facilmente sul suo sito)

Il vero estremismo del nero invece ha visto altri vincitori per lo meno fino ad ora!

Ad oggi, il primato che prima spettava a Vantablack, se lo aggiudica un nuovo materiale, ben 10 volte più scuro. Quest ultimo, per il momento denominato Blackest black, è costituito da nanotubi in carbonio allineati verticalmente (CNT) come Vantablack, ma cresciuti come fili d’erba su di un foglio di alluminio inciso al cloro. Blackest black è in grado di catturare al minimo il 99,995% di una qualsiasi luce incidente, ingannando la mente con una particolare illusione ottica.

In attesa di possedere e testare tutti questi colori, restiamo convinti che la vera guerra del nero non finisca qui!

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Architettura, Matthew McConaughey e l’importanza di dire NO

Spesso per crescere, si deve essere disposti a cercare insegnamenti anche in campi totalmente distanti dalla sfera della nostra attività e del nostro interesse.

Questo è il caso dell’articolo odierno che vuole fare luce sull’importanza del No, rispetto al si, l’importanza di selezionare, l’importanza di togliere piuttosto che aggiungere. 

La ricerca del giusto minimalismo non solo prettamente architettonico, ma anche professionale e gestionale che vuole sussurrarci di smetterla di aggiungere e iniziare a togliere per avere il giusto equilibrio e trarre il massimo dalla nostra professione.

Questo insegnamento ci è stato dato da Matthew McConaughey che vide qualche anno fa decollare la sua carriera dopo aver scoperto l’importanza di dire “NO!”

Dalle sue stesse affermazioni Matthew raccontò:
<Ho girato un sacco di film solo perché volevo recitare e avevo bisogno di pagare l’affitto> …

<«Poi ho cominciato un processo di selezione per eliminazione: non sapevo ancora cosa volevo di preciso, però sapevo benissimo quello che non volevo.>…

<sono passati 18 mesi prima che arrivasse la prima offerta significativa.>…

Tra i primi ad accorgersi del cambiamento ci fu Steven Soderbergh, che nel 2012 gli offrì il ruolo di spregiudicato spogliarellista in Magic Mike (transizione necessaria per evolvere da surfista romantico in attore di concetto). Quindi ci sono stati il cameo (valso una nomination) in The wolf of Wall street, la prima stagione di True detective – «L’ho adorato» – e la consacrazione definitiva: con Dallas Buyers club con cui vinse tutto, dall’Oscar in giù…

 

Questa illuminante testimonianza ci fa capire che evitare di buttarci in alcuni progetti/commissioni, (seppur apparentemente più o meno redditizie) permetterebbe di rendere più qualitativa la cosa professionalmente più preziosa che abbiamo, ovvero la nostra reputazione percepita in un determinato campo. 

Questa percezione per essere elevata necessita di qualità piuttosto che quantità, per questo motivo nessun progetto o committente dovrebbe prendere la nostra attenzione e farci accettare un determinato ruolo, qualora la qualità sia palesemente scadente. 

Nessuna retribuzione economica dovrebbe sopperire questa carenza di qualità (e spesso tali “avventure professionali” si rivelano alla fine scarse anche sotto il profilo economico)

Quindi qualità prima di quantità, reputazione prima del semplice tornaconto economico…perché come disse Frank Lloyd Wright, per fare una grande opera architettonica prima di tutto serve un “grande” committente…

e lo diceva anche Nietzsche:< …le cose grandi ai grandi, gli abissi ai profondi, le finezze ai sottili e le rarità ai rari…> … e noi siamo i soli artefici di quello che vogliamo e soprattutto meritiamo di diventare!

 

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La Triade Vitruviana e la Triade Dahliesca

[riprende i temi del post: NON COPIARE LE RIVISTE, COPIA LA NATURA del 25-03-2022]

Parliamo di metodo di progettazione, domandandoci e chiedendoci cosa non vada nel criterio adottato dai progettisti contemporanei (anziani o giovani che siano), divenuto tale da sfornare forme ed architetture identiche e in genere sterili, imprescindibilmente dalla funzione e dal contesto che dovrà ospitarle.

Mancano le idee?
Noi crediamo che la mancanza di idee non sia il problema principale.
Certo ogni progettista può vantare più o meno capacità nella composizione di un nuovo progetto, e (purtroppo) l’eclettismo della forma è diventato l’unico modo per valutare un architetto;
ma questo, a nostro avviso, non è la problematica che limita il prodotto architettonico oggi!

Può essere colpa della grande diffusione di riferimenti architettonici?
Questo è sicuramente un problema, ma non il problema.
La facilità di consultazione delle riviste, e la loro grande diffusione oggi, è sicuramente limitante per molti.
Troppe informazioni raccogliamo, così che, quando tocca a noi progettare, automaticamente rivomitiamo le stesse forme e gli stessi concetti che abbiamo assimilato con la grande diffusione di riviste e immagini di progetti di altre persone.
Lasciamo perdere i consigli di alcuni nostri ignavi professori universitari, che ci imponevano di portare riferimenti architettonici prima di progettare.
Abbandoniamo l’idea che un progetto nuovo debba nascere per forza consultando progetti con funzioni simili.
I progetti non saranno mai simili!
Come possiamo essere così superficiali da credere che un progetto in un contesto differente dal nostro, in un differente paese con dissimile cultura dei fruitori e con problematiche e punti di forza tipiche di ogni realtà sociale, possano andare bene anche per la nostra situazione?
Chiudiamo allora a doppia mandata l’armadietto delle riviste, almeno tre giorni prima di iniziare ad ideare un nuovo progetto.

Detto questo si dovrebbe aver intuito quale è il problema che affligge oggi il mondo architettonico.
La piaga principale a nostro avviso è la mancanza di sensibilità!

La mancanza di sensibilità limita molto, allontana il progettista dal vero metodo progettuale, che dovrebbe apprendere prima di progettare e consisterebbe nel ragionamento e nella pianificazione ottimale delle tre qualità a cui l’opera architettonica, alla fine  dovrà rispondere:
– ESALTAZIONE DELLA FUNZIONE (che innalzerebbe l’essere umano fruitore)
– FUSIONE CON IL CONTESTO (rispetto della natura)
– LUNGIMIRANZA FUTURA (La previsione di come l’opera evolverà nel futuro)

Questo dovrebbe essere a nostro avviso l’inizio; poi da questo studio precipuo, si vedranno le qualità architettoniche, in grado di sviluppare questi tre punti nel modo migliore.

Vitruvio osservava che l’architettura deve soddisfare tre categorie (triade vitruviana):
– Firmitas (Solidità)
– Utilitas (Funzione)
– Venustas (Bellezza)

Vitruvio aveva ragione, ma non ci aveva indicato la via per il loro raggiungimento.

L’Utilitas è colei che rende l’uomo felice di godere dell’opera architettonica, per questo l’utilitas si raggiunge con l’esaltazione della funzione, quindi l’attenzione progettuale a colui che godrebbe dell’opera, l’attenzione ai fruitori, l’amore per l’essere umano.

La Venustas è la bellezza, ma la bellezza è la proporzione e la proporzione è il rispetto delle forme e degli equilibri che l’uomo ha imparato ad osservare nella natura.
La bellezza è quindi il rispetto della natura, il contesto che non viene sconvolto, l’opera architettonica che prima di nascere chiede il permesso di esistere, e si interroga (assieme al suo progettista) se un determinato contesto, sarebbe sconvolto o migliorato dalla costruzione di un determinato progetto.

La Firmitas infine, è la solidità; ma la vera importanza della solidità non è data solo dalla longevità statica dell’edificio. La solidità è data dalla lungimirante  pianificazione  del progetto.
La solidità è la perpetua idoneità del progetto al contesto, per decenni, per secolo, per sempre.


Utilitas, Venustas e Firmitas che si raggiungerebbero con la devozione all’essere umano, alla natura e al futuro dell’opera, sarebbero il giusto inizio del metodo progettuale.
L’architettura dovrebbe essere questo, il resto sono solo copie a volte mal riuscite, di opere poco architettoniche e molto scultoree di archistar che un bel giorno hanno deciso di fare arte autoreferenziale ed auto-rappresentativa (come è tipico e giusto che faccia l’arte), che non entrava in un museo!

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Il Veleno dell’Architettura

(Quello che poteva essere e non è stato)

Zaha Hadid consigliava che per avere una vita felice bisognava tenersi lontani dalla professione dell’architetto…
Bjarke Ingels riconosceva il paradosso dell’architetto, a cui nessuno affiderebbe una vera costruzione architettonica se non si è giá costruito architettura…
Ancor prima il grande Frank Lloyd Wright svelava che l’unico modo per fare una buona architettura era avere un buon budget e “carta bianca”…

La verità è che oggi il “titolo” di architetto chiunque è in grado di guadagnarselo,  MA il vero status di architetto non si raggiunge senza aver imparato a digerire l’inferno dell’edilizia in cui precipitiamo ogni giorno…
Un VELENO che in dosi costanti e decenni di indigestioni diventa alla lunga un antidoto…

La realtà è che di progetti architettonici veri (non edilizia che è altra cosa) solo una percentuale tra il 5 e il 10 % vede la luce…e di quel 5-10% solo un 5-10% viene realizzato come era stato concepito…(stime non mie ma di Mr B.I.G. sopra citato).
Questo dovrebbero dire il primo giorno che si entra in una facoltà di architettura.
Bisognerebbe saperlo prima di godere dei progetti altrui mal riusciti, e bisogna saperlo comunque prima di mettersi a tavolino a studiare la prossima forma, il prossimo progetto, che puntualmente verrà modificato e declassato a semplice opera edilizia, da qualcuno (committente, ingegnere, impresa) che ha le SUE leggittime ragioni esecutive.

Ma questo è anche quello che distingue chi fa edilizia appunto, da chi cerca di fare architettura…

Se non si è delusi da quello che alla fine viene costruito, vuol dire: o essersi piegati definitivamente alla professione di progettista edile, o aver battuto il veleno dell’architettura. A volte la delusione è forte, a volte è minima…ma senza delusione non c’è evoluzione…

Beati quelli che vedono solo edilizia più o meno riuscita e valutano tutto in base alla quantità di metri quadri di un’opera..e non sentono il sapore dell’architettura…si risparmiano l’inconsapevole coprofagia in cui tutti siamo ormai destinati.

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*** NEWS *** Pancake Flat (Interior Design)

Il pancake flat è un progetto di interni, di un nuovo appartamento inserito in una nuova realtà condominiale a Grottammare (AP).
Interior caratterizzato da un design pulito e candido, morbido nelle cromie e nei materiali ed arredi.
Lo studio del light design è stato ideato per riflettere l’armonia e la delicatezza dei suppellettili nello studio delle luci, così da optare per un impianto  principalmente  strutturato con strip led generanti luce diffusa, e alcuni pensili e luci puntuali con uno stile mite e funzionale.
Lo stile minimale e l’educazione cromatica hanno quindi generato un design confortevole, luminoso e mai noioso, capace di caratterizzarsi in base a chi vive la casa.

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*** NEWS *** Hard Meadow Loft (Interior Design)

Il progetto prevede la ristrutturazione integrale del piano primo, di un futuro loft immerso nel verde piceno.
La concettualizzazione della prateria nel disegno degli interni ha generato un ambiente dall’aspetto country con dettagli ed inclinazioni industriali cosi da rendere la linea naturalistica esterna, più moderna ed accattivante grazie alle contaminazioni industrial style.
Un “Hard Country” a tutti gli effetti che si materializza, oltre che sul design, anche sullo studio delle cromie che variano dalla gamma di verdi desaturati evocanti atmosfere  bucoliche ed equestri, fino ad arrivare alla scala dei grigi e dall’uso di metalli grezzi e corpi illuminanti tipiche dei loft industriali dove il reuse e lo shabby giocano un ruolo essenziale all’aspetto della linea stilistica finale.

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Non copiare le riviste, copia la Natura

Quello che oggi insegnano nelle università di architettura, prima di iniziare l‘attività di composizione architettonica (o di design),  è riassumibile dalla serie di click che il mouse compie per visualizzare sul pc il primo sito utile di raccolta di immagini di architetture più o meno realizzate, che servirebbero (a detta loro) ad offrirci, l’unico impulso di ispirazione progettuale.

Il “riferimento architettonico” lo chiamano, per noi da sempre rappresenta il principale contraccettivo di idee nella pratica architettonica.

L’insufficienza di idee che accomuna la grande maggioranza dei professori universitari, e dei loro assistenti, si riversa molto spesso sui discenti, che per ovvi motivi vengono considerati sprovvisti della minima visione ideologica, e vengono costretti purtroppo a scopiazzare modelli architettonici che il più delle volte hanno anche l’aggravante di essere delle prometeiche opere di archistar.

Il risultato è  l’appiattimento ideologico progettuale degli studenti, e la conseguente omologazione dei progetti che scaturiscono da esso, così che il sedicente professore, circondato dagli iloti assistenti, il giorno dell’esame è costretto a valutare gli allievi tramite metodi risibili di valutazione, come ad esempio: la qualità grafica degli elaborati, la precisione della realizzazione dei modellini tridimensionali o il più delle volte dall’avidità della leccata di culo…(ops, questo cancelliamolo)  in base alla capacità di asservimento dello studente in esame.

Dovrebbero prima di tutto bandire le riviste nelle università; poi bloccare nelle linee interne accademiche i siti dove compiere ricerche dei “riferimenti architettonici”; ed infine selezionare al meglio i professori da porre nei laboratori di progettazione architettonica.
Le riviste lasciamole alle allampanate signore di mezza età il cui hobbie preferito è improvvisarsi interior designer e restylizzare la casa compulsivamente ogni primavera.
Nelle linee intranet accademiche bloccate oltre ai siti di pornografia, anche i siti di sodomia architettonica… E i professori sceglieteli per merito non per “successione programmata”, nemmeno appartenessero a dinastie faraoniche.

L’architettura è una scienza ed un’arte allo stesso tempo. A differenza di quello che insegnavano alcuni celebri rappresentanti  del movimento moderno, non è di facile comprensione e di facile esecuzione.
Di certo per rendere agevole la pratica architettonica il metodo migliore non è la sterile imitazione e il conseguente adattamento di forme già progettate da altri architetti, in contesti differenti e con funzioni distinte, come cercano di insegnarci questi nocivi docenti.
Non vogliamo generalizzare e non considerare le pur numerose eccezioni.
Esistono molti professori che, non solo rispettano il loro importantissimo lavoro, ma riescono anche ad essere d’ispirazione agli studenti.
Purtroppo però, come spesso avviene in questa nazione, la parte positiva è in netta minoranza rispetto all’inettitudine e alla inidoneità della maggioranza.

E allora quale sarebbe il giusto approccio iniziale all’attività architettonica?
La risposta potrebbe essere ampia, troppo discorsiva e quindi (in questo contesto) infruttuosa; di certo escludiamo assolutamente l’azione di imitazione ai modelli esistenti.
In questo Journal, possiamo solo delineare la nostra analisi per la quale:
Ogni progetto ha una sua funzione.
Ogni progetto ha un suo contesto.
Ogni progetto ha un contesto che con il tempo modifica la sua conformazione.
Ogni progetto quindi è differente da un altro, e non esisteranno mai progetti in contesti uguali e con funzioni identiche. L’architettura di imitazione ha saputo solo generare architetture infelici e malsane.
Il futuro sarà l’architettura della personalizzazione.
Le variabili progettuali sono tante e a volte troppe, il percorso progettuale è lungo e articolato; ma se proprio si è costretti ad imitare qualcosa, l’unico modello da prendere come  spunto resta sempre e solo la natura.

Se non si riesce ad avere un’inventiva fruttuosa e benefica, commista ad un metodo progettuale positivo; copiando la natura, per lo meno si limiterebbero di tanto gli errori che giorno per giorno, vengono riproposti in ogni progetto concepito per imitazione.


p.s.: E allora che fine dovrebbero fare le riviste di settore???… oltre che guarnire il portariviste dell’eburneo bagno delle signore di cui sopra… Potrebbero benissimo essere utilizzate dai professionisti (architetti e designer); ma non prima di iniziare una progettazione; semmai successivamente, nelle fasi finali di rifinitura e di perfezionamento del progetto finito architettonico.


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*** NEWS *** A Casa da Angelo

Il progetto del restyling dell’outdoor del relais A Casa da Angelo, immerso nella natura e con una finestra privilegiata sul mare e sul panorama Grottammarese, si concentra principalmente nella riprogettazione degli spazi esterni e del bar a servizio della piscina.


Pur mantenendo uno stile rurale nei materiali, il nuovo volume ideato vuole essere parte integrante della progettazione esterna, così da connettersi con i vialetti, i terrazzamenti e con le pareti verdi che adornano il complesso.

Viene creato un nuovo sistema pedonale che connette i tre livelli del relais:

-il pianoro principale dell’agriturismo e delle camere da letto,
-il livello intermedio della terrazza verde posta sopra al nuovo volume edificato,
-l’ultimo livello più basso che accoglie gli spazi adiacenti alla piscina, spazi di puro relax immersi nel verde, dove il panorama fa da padrone.

I viali di connessione e gli spazi di sosta e ricreazione rappresentati dai pianori verdi vengono sfumati e interconnessi dalle pareti di ingegneria naturalistica e dalle zone cespugliate con essenze arbustive e arboree tipiche della macchia mediterranea.

Gli ulivi preesistenti vengono ri-valorizzati dal sistema del verde di piccola taglia, e dallo studio illuminotecnico che è strutturato per generare zone illuminate e zone d’ombra, quest’ultime importantissime per donare al contesto naturalistico una progettazione moderna, lussuosa, ma pur sempre al servizio del panorama e del contesto naturalistico ospitante il relais.


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*** NEWS *** Caiateam Garden

La stimolante sfida della progettazione del Caiateam Garden, ci ha permesso di sperimentare una dicotomia stilistica, innestata in un contesto ad alta densità edilizia, con l’intento di creare un’area verde a servizio degli uffici dell’omonima azienda.

Il traguardo è stato quello di realizzare un giardino al piano terra all’interno di un ambito urbano con una forte impronta edilizia, che vada ad ogni ora del giorno ad isolare coloro che godono di tale spazio.

Da quei nasce la dicotomia stilistica di utilizzare corten a taglio laser con grafemi stilizzati, per non rinnegare il contesto e lo stile urbano, abbinato ad un progetto del verde dal gusto orientale e zen.

Il punto cardine del progetto risiede nella fontana al centro del giardino che vuole ricreare il principio del tokonoma e della centralità negli interni giapponesi,  insieme alla concettualizzazione del Shishi-odoshi e dello Tsukubai.
In particolare viene ripreso e ri-stilizzato quest’ultimo principio che nella tradizione giapponese era volto a far sì che l’ospite che si accingesse a entrare nella sala da tè fosse pulito sia nel corpo che nella mente, tanto che i maestri allestivano un apposito giardino atto a rilassare lo spirito, mettendo a disposizione una brocca di acqua per lavare le mani.
Come dimostra la filosofia giapponese dello tsukubai, lo specchio d’acqua centrale posto all’ingresso del cuore del nostro giardino vuole pulire l’avventore di qualsiasi stress e contaminazione dello spirito, per donare preziosi minuti di pausa o momenti post-lavorativi di alto design, con un retrogusto di spiritualità orientale.

Il suono dell’acqua che sgorga dalla fontana di corten che riprende il principio del Shishi-odoshi è parte integrante della progettazione, così che la pianificazione uditiva va a completare il trittico sensoriale insieme alla progettazione visiva e olfattiva del Caiateam Garden.

Le silenziose barriere di bamboo, insieme allo studio del light design, attorniano gli spazi isolandoli dal contesto circostante che viene arredato soprattutto nella parte retrostante, dove troviamo un focolaio che permette di generare numerose situazioni di convivialità, ricca emotivamente e sensorialmente, dall’alto livello di design.

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Ticksy provides the support ticketing platform we use to handle support requests. The data they receive is limited to the data you explicitly provide and consent to being set when you create a support ticket. Ticksy adheres to the EU/US “Privacy Shield” and you can see their privacy policy here: Ticksy Privacy Policy.

7. How Long We Retain Your Data For
When you submit a support ticket or a comment, its metadata is retained until (if) you tell us to remove it. We use this data so that we can recognize you and approve your comments automatically instead of holding them for moderation. If you register on our website, we also store the personal information you provide in your user profile. You can see, edit, or delete your personal information at any time (except changing your username). Website administrators can also see and edit that information.
8. Security Measures
We use the SSL/HTTPS protocol throughout our site. This encrypts our user communications with the servers so that personally identifiable information is not captured/hijacked by third parties without authorization. In case of a data breach, system administrators will immediately take all needed steps to ensure system integrity, will contact affected users and will attempt to reset passwords if needed.
9. Your Data Rights
General Rights

If you have a registered account on this website or have left comments, you can request an exported file of the personal data we retain, including any additional data you have provided to us.

You can also request that we erase any of the personal data we have stored. This does not include any data we are obliged to keep for administrative, legal, or security purposes. In short, we cannot erase data that is vital to you being an active customer (i.e. basic account information like an email address).
If you wish that all of your data is erased, we will no longer be able to offer any support or other product-related services to you.

GDPR Rights

Your privacy is critically important to us. Going forward with the GDPR we aim to support the GDPR standard. ThemeRex permits residents of the European Union to use its Service. Therefore, it is the intent of ThemeRex to comply with the European General Data Protection Regulation. For more details please see here: EU GDPR Information Portal.

10. Third Party Websites

ThemeRex may post links to third party websites on this website. These third party websites are not screened for privacy or security compliance by ThemeRex, and you release us from any liability for the conduct of these third party websites.
All social media sharing links, either displayed as text links or social media icons do not connect you to any of the associated third parties unless you explicitly click on them.

Please be aware that this Privacy Policy, and any other policies in place, in addition to any amendments, does not create rights enforceable by third parties or require disclosure of any personal information relating to members of the Service or Site. ThemeRex bears no responsibility for the information collected or used by any advertiser or third party website. Please review the privacy policy and terms of service for each site you visit through third party links.

11. Release of Your Data for Legal Purposes

At times it may become necessary or desirable to ThemeRex, for legal purposes, to release your information in response to a request from a government agency or a private litigant. You agree that we may disclose your information to a third party where we believe, in good faith, that it is desirable to do so for the purposes of a civil action, criminal investigation, or other legal matter. In the event that we receive a subpoena affecting your privacy, we may elect to notify you to give you an opportunity to file a motion to quash the subpoena, or we may attempt to quash it ourselves, but we are not obligated to do either. We may also proactively report you, and release your information to, third parties where we believe that it is prudent to do so for legal reasons, such as our belief that you have engaged in fraudulent activities. You release us from any damages that may arise from or relate to the release of your information to a request from law enforcement agencies or private litigants.

Any passing on of personal data for legal purposes will only be done in compliance with laws of the country you reside in.

12. Amendments

We may amend this Privacy Policy from time to time. When we amend this Privacy Policy, we will update this page accordingly and require you to accept the amendments in order to be permitted to continue using our services.

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