Skip to content Skip to sidebar Skip to footer

5 anni di Realtà Virtuale – Il fine ultimo resta sempre la creazione (VR)

Iniziammo a sperimentare l’approccio progettuale tramite virtual reality, a fine marzo del 2016, oggi possiamo dire di aver fuso totalmente questo workflow progettuale nella nostra attività architettonica, rendendolo imprescindibile nella nostra metodologia architettonica…

Più di 40 progetti realizzati in realtà virtuale, di cui alcuni realizzati e perfezionati grazie alla virtual reality stessa.

Un’arma in più che ci ha permesso di far comprendere al meglio il progetto ai nostri committenti, ma anche un metodo di rappresentazione che ha perfezionato la comprensione progettuale alle varie maestranze che ogni giorno ci permettono di realizzare al meglio i nostri progetti.

La Virtual Reality per noi non è stata solo marketing o un’attrazione teatrale per agganciare qualche committente incuriosito da questa tecnologia, senza poi metterla in pratica realmente…

La Virtual Reality per noi non sará  mai solo un visore da mostrare, ma un percorso senza fine dove  il miglioramento realistico della realtà rappresentata dovrà rendere ogni nostra utopia, idea o concept progettuale REALIZZABILE!

Il fine ultimo resta sempre la creazione!

DAHLIA – Morte, Miracoli e Vita

Come ciuffi d’erba a Leimert Park, siamo fermi da quasi un secolo vegliando accidiosi  sulla carcassa mefitica di quel che resta della Dahlia  riconciliatrice di tutte le arti…
L’Architettura dopo un secolo di stasi dogmatica, ripetitiva e meccanica, standardizzata,  industrializzata, senza più una minima traccia di arte nelle vene e privata totalmente di uno spirito edonistico, come la Dahlia che grida giustizia, vuole degna sepoltura, vuole risorgere!

La sua anima chiede vendetta verso coloro che con occhiali tondi, sigari fumanti  in bocca ed ego da star, seppero cavalcare come delle perfette valchirie, i prodotti più arditi dall’industria,  generando il vero ed unico paradigma del  XX sec.
Il suo spirito commisera  coloro  che autodefinendosi iconoclasti , dopo un secolo, continuano a martoriarla, preferendo un modello stilistico tanto sovversivo quanto dannoso, passato e fuori moda.

Johnsoniani, Lecorbuseriani, progettano, copiano e poi rinnegano i loro padri, i loro idoli, cercando di distaccarsi finalmente da essi, senza però il supporto delle idee e soprattutto del buonsenso, con la pervicacia di chi non impara la lezione dal passato.

Le Gabbie culturali sono servite, sono ben salde, le abitiamo credendole loft graziosamente arredati, puri, liliali … e BIANCHI!
Il fondamentalismo geometrico ci ha inglobati, non abbiamo reale identità, siamo una generazione di cloni, partoriti e ammaestrati nelle università gestite anch’esse da cloni.

Rimaniamo ancora fermi come i ciuffi d’erba a Leimert Park mentre la Dahlia continua a morire schiacciata dal prodotto vanaglorioso dei figli e dei nipoti dell’industria, dello standard e dell’onanismo.

Basterebbe poco per liberarci dallo schiavismo ideologico architettonico industriale, e tornare ad essere servi leali della Dahlia.

Basterebbe poco a “ruotare” ed osservare  da “differenti posizioni” come gli attuali paradigmi imposti, possano modificare, generando un modello nuovo, sano e che abbia fini adatti alla natura e all’uomo

 

La Dahlia non sarà più industria, la Dahlia non sarà più standardizzazione ed espressione dell’egotismo dell’ideatore…

La Dahlia risorgerà e sarà la riunificatrice delle arti, rispettando e distaccandosi totalmente dai passati paradigmi, con i soli fini edonistici, alessandrini e biofilici che l’uomo ha sempre abbracciato e per sempre esigerà.

 

| All rights reserved – Copryright 2021 |