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La Triade Vitruviana e la Triade Dahliesca

[riprende i temi del post: NON COPIARE LE RIVISTE, COPIA LA NATURA del 25-03-2022]

Parliamo di metodo di progettazione, domandandoci e chiedendoci cosa non vada nel criterio adottato dai progettisti contemporanei (anziani o giovani che siano), divenuto tale da sfornare forme ed architetture identiche e in genere sterili, imprescindibilmente dalla funzione e dal contesto che dovrà ospitarle.

Mancano le idee?
Noi crediamo che la mancanza di idee non sia il problema principale.
Certo ogni progettista può vantare più o meno capacità nella composizione di un nuovo progetto, e (purtroppo) l’eclettismo della forma è diventato l’unico modo per valutare un architetto;
ma questo, a nostro avviso, non è la problematica che limita il prodotto architettonico oggi!

Può essere colpa della grande diffusione di riferimenti architettonici?
Questo è sicuramente un problema, ma non il problema.
La facilità di consultazione delle riviste, e la loro grande diffusione oggi, è sicuramente limitante per molti.
Troppe informazioni raccogliamo, così che, quando tocca a noi progettare, automaticamente rivomitiamo le stesse forme e gli stessi concetti che abbiamo assimilato con la grande diffusione di riviste e immagini di progetti di altre persone.
Lasciamo perdere i consigli di alcuni nostri ignavi professori universitari, che ci imponevano di portare riferimenti architettonici prima di progettare.
Abbandoniamo l’idea che un progetto nuovo debba nascere per forza consultando progetti con funzioni simili.
I progetti non saranno mai simili!
Come possiamo essere così superficiali da credere che un progetto in un contesto differente dal nostro, in un differente paese con dissimile cultura dei fruitori e con problematiche e punti di forza tipiche di ogni realtà sociale, possano andare bene anche per la nostra situazione?
Chiudiamo allora a doppia mandata l’armadietto delle riviste, almeno tre giorni prima di iniziare ad ideare un nuovo progetto.

Detto questo si dovrebbe aver intuito quale è il problema che affligge oggi il mondo architettonico.
La piaga principale a nostro avviso è la mancanza di sensibilità!

La mancanza di sensibilità limita molto, allontana il progettista dal vero metodo progettuale, che dovrebbe apprendere prima di progettare e consisterebbe nel ragionamento e nella pianificazione ottimale delle tre qualità a cui l’opera architettonica, alla fine  dovrà rispondere:
– ESALTAZIONE DELLA FUNZIONE (che innalzerebbe l’essere umano fruitore)
– FUSIONE CON IL CONTESTO (rispetto della natura)
– LUNGIMIRANZA FUTURA (La previsione di come l’opera evolverà nel futuro)

Questo dovrebbe essere a nostro avviso l’inizio; poi da questo studio precipuo, si vedranno le qualità architettoniche, in grado di sviluppare questi tre punti nel modo migliore.

Vitruvio osservava che l’architettura deve soddisfare tre categorie (triade vitruviana):
– Firmitas (Solidità)
– Utilitas (Funzione)
– Venustas (Bellezza)

Vitruvio aveva ragione, ma non ci aveva indicato la via per il loro raggiungimento.

L’Utilitas è colei che rende l’uomo felice di godere dell’opera architettonica, per questo l’utilitas si raggiunge con l’esaltazione della funzione, quindi l’attenzione progettuale a colui che godrebbe dell’opera, l’attenzione ai fruitori, l’amore per l’essere umano.

La Venustas è la bellezza, ma la bellezza è la proporzione e la proporzione è il rispetto delle forme e degli equilibri che l’uomo ha imparato ad osservare nella natura.
La bellezza è quindi il rispetto della natura, il contesto che non viene sconvolto, l’opera architettonica che prima di nascere chiede il permesso di esistere, e si interroga (assieme al suo progettista) se un determinato contesto, sarebbe sconvolto o migliorato dalla costruzione di un determinato progetto.

La Firmitas infine, è la solidità; ma la vera importanza della solidità non è data solo dalla longevità statica dell’edificio. La solidità è data dalla lungimirante  pianificazione  del progetto.
La solidità è la perpetua idoneità del progetto al contesto, per decenni, per secolo, per sempre.


Utilitas, Venustas e Firmitas che si raggiungerebbero con la devozione all’essere umano, alla natura e al futuro dell’opera, sarebbero il giusto inizio del metodo progettuale.
L’architettura dovrebbe essere questo, il resto sono solo copie a volte mal riuscite, di opere poco architettoniche e molto scultoree di archistar che un bel giorno hanno deciso di fare arte autoreferenziale ed auto-rappresentativa (come è tipico e giusto che faccia l’arte), che non entrava in un museo!

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